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Mi sento in colpa!!!

Ti senti in colpa per ogni cosa? Non riesci ad essere spensierato al 100% ?

I sensi di colpa sono una modalità di riflessione che utilizziamo per definire i nostri limiti, sono il campanello d’allarme che suona dentro di noi quando stiamo facendo qualcosa che va oltre la nostra morale o contro le aspettative degli altri. E’ importante ricordare che tutti NOI sperimentiamo il “senso di colpa” chi più e chi meno, e  per intenderci è quel groppone allo stomaco che ci logora pancia e cervello, che ci blocca in una spirale di pensieri, immagini, azioni del passato che non accettiamo e che in realtà non hanno una via d’uscita (il passato non potrà mai essere cambiato)  e ci impediscono di vivere appieno il presente.

Ma come fare per spezzare questo circolo vizioso?

Quando sperimentare il senso di colpa, diventa un modo abituale di agire e comportarsi tanto da limitare le nostre attività, significa che è arrivato il momento di intervenire e spezzare questo comportamento contro-producente per il nostro benessere, ma per fare questo è importante prima capire quali sono le personalità che maggiormente sono vittime del senso di colpa.

Nella psicologia cognitivista post-razionalista di Guidano, possiamo distinguere due organizzazioni di significato personale (OSP) maggiormente sensibili al senso di colpa:

  • OSP Ossessiva: in questa organizzazione, il senso di colpa nasce dalla severità dei genitori, che imponendo al figlio degli standard troppo elevati per la sua età, inizia a sperimentare la colpa per non essere all’altezza del compito dato dai genitori, questi, senza volerlo, impongono al bambino, in maniera subdola e sottile, delle norme morali rigide e difficili da rispettare, riuscendo a far sentire il figlio sempre inadeguato; Sono genitori che per esercitare il controllo sul figlio, utilizzano il “vittimismo”, ovvero lo rendono continuamente responsabile di quello che succede:“Se questa sera esci sta sicuro che mi viene un coccolone”, “volevo riposarmi, ma per colpa tua che hai sporcato ora dovrò alzarmi e pulire di nuovo”; Questo insieme di comportamenti, potrebbero far crescere nel bambino un grande senso del dovere e della responsabilità, tanto da dover controllare “qualsiasi cosa nella propria vita” diventando rigido e predisposto a punirsi sperimentando il senso di colpa.

Come riconoscerlo: bambini super responsabili, che definiresti “un piccolo ometto o una piccola donna”.

CONSIGLIO

Staccati dall’idea di onnipotenza che hai di te, nonostante tu faccia tutto alla lettera, ci sarà sempre la volta che sbaglierai, quindi impara a spostare il tuo focus of control interno anche all’esterno, ovvero attribuisci la responsabilità di ciò che accade anche ad altro. Vivi Il momento.

  • OSP DAP: Nella persona con un’organizzazione di significato personale Disturbi alimentari psicogeni, il senso di colpa, si manifesta quando non si aderisce al modello perfezionistico dei genitori; il bambino inizia a sentirsi in colpa, quando non sente quello che sente il genitore, quando non si comporta come il genitore, infatti, in questa famiglia è fondamentale che tutti i membri la pensino ugualmente (famiglie invischiate) e quando il bambino non avrà l’approvazione dall’altro, avvertirà un senso di colpa che minerà la sua sicurezza; ne sono esempio quei bambini cresciuti con genitori che hanno definito le proprie emozioni: “guarda che faccia, dovresti essere felice stiamo andando al parco!”; bambini, spersonalizzati, che con il tempo hanno imparato ad essere come la propria figura di attaccamento, poiché pensare ed agire come “questa” era l’unico modo per ottenere dei vantaggi ed essere riconosciuto come individuo.

Come riconoscerlo: appare agli occhi di tutti come una persona perfetta, buona, sempre disponibile e gentile, non si arrabbia mai.

In entrambi i casi è fondamentale imparare a dire di no, nel primo caso per imparare a togliersi le responsabilità di dosso, mentre nel secondo per imparare a definire i limiti di sé con l’altro ed imparare ad esprimere ciò che si vuole veramente, senza aver paura di non essere accettato. Inoltre è fondamentale spezzare i vecchi modelli comportamentali,  nel primo caso, è utile imparare a scherzare su se stessi, sui propri difetti e imparare a prendersi meno sul serio, (esempio iscriversi in un corso di teatro comico) per il secondo tipo è fondamentale mostrarsi per quello che si è davvero, senza mostrare sempre quella corazza di apparenza.

IMPORTANTE: Le organizzazioni di significato personale (OSP) sono soltanto uno strumento che gli psicoterapeuti cognitivisti post-razionalisti utilizzano per inquadrare la persona che hanno di fronte, per loro, ogni persona ha una OSP e questo non significa avere una patologia o un disturbo. In realtà potremmo dire che esistono tante organizzazioni di significato personale quante sono le persone nel mondo, ma non sarebbe uno strumento efficace per semplificare il lavoro del terapeuta e per questo, molti utilizzano il modello di Guidano con 4 tipi di osp, che rappresentano quattro tipi di personalità. Ognuno di noi possiede qualcosa di ogni organizzazione, ma in ognuno ne prevale una (il modo in cui la persona chiude i suoi racconti) che può riconoscere soltanto un esperto che ne possiede gli strumenti, spesso neppure si dichiara al paziente in che OSP rientra non essendo importante per lui ai fini del percorso terapeutico, ribadendo che rimane uno strumento soltanto per il terapeuta; quindi avere un OSP Ossessiva o un OSP Dap non significa che si è affetti da un disturbo di personalità ossessivo compulsivo e tanto meno che si abbiano dei problemi legati all’alimentazione, semplicemente significa che, negli anni si sono sviluppati dei modi di pensare ed agire che rientrano in un’organizzazione, piuttosto che in un’altra.

Dott. Ilaria Pavoni

Bibliografia: Manuale di psicoterapia cognitivo interpersonale. Prospettive di integrazione. Tonino Cantelmi
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Donatore d’energia VS Vampiro energetico!

Ti è mai capitato di passare una giornata con un amico, un collega o un parente ed avere la sensazione di perdere le energie e di intristirti? eliminando i casi limite (condividere un l’evento drammatico), immagina un episodio in cui il tuo interlocutore si lamenta, sbuffa ed è negativo, senza un motivo reale, (facci caso, di solito sono sempre gli stessi individui), questi sono i casi in cui, ti trovi di fronte un vampiro energetico, ovveropersone che riescono a farti sentire svuotato, senza energie; al contrario, i loro antagonisti, sono persone che irradiano positività, gioia di vivere, che trasmettono energia ed un’ora in loro compagnia è un toccasana per rigenerare il buon umore.

Il mio consiglio è proprio quello di incontrare (almeno) una volta a settimana una persona che secondo te, è un donatore di energia..

Come riconoscerlo?

Sicuramente, leggendo l’articolo ti è venuta in mente una persona, o meglio il suo sorriso, sicuramente questa rientrerà nella cerchia, ma vediamo nel dettaglio l’identikit del donatore di energia e del vampiro energetico

DONATORE DI ENERGIA VAMPIRO ENERGETICO
OTTIMISMO

vedono il mondo a colori, in ogni situazione riescono a vedere solo il lato positivo, traggono negli errori spunti per migliorare.

PESSIMISMO

vedono il mondo senza colori, in ogni situazione vedono solo il lato negativo, gli errori sono una scusa per crogiolarsi nella tristezza.

GENTILEZZA

Rispettano gli altri, danno sempre un contributo positivo alle persone intorno, sono generosi.

AGGRESSIVITA’

Sempre arrabbiati ed insoddisfatti, aggrediscono e se fanno qualcosa è per ottenere un ritorno.

CURIOSI

Hanno molti hobby ed interessi, sono sempre attivi e pronti a mettersi in gioco in nuove attività.

SENZA INTERESSI

Sono disinteressati a conoscere ciò che è fuori dalla propria vita, sono pigri e svogliati.

SI AMANO

Hanno imparato ad accettarsi e si apprezzano per quello che sono, riescono a perdonarsi un errore e di conseguenza perdonare gli altri, riuscendo a trasformare un limite in un pregio!

SI ODIANO

Non si apprezzano, si sminuiscono completamente, risultando insicuri, spesso si odiano perché non riescono a perdonarsi un errore e non accettano una parte di sé  serbando rancore verso di sé e verso gli altri.

VIVONO NEL “QUI ED ORA”

Hanno imparato ad apprezzare ogni momento della loro vita, senza rimpiangere il passato o preoccuparsi per il futuro, hanno capito  che la vita è ora e ne godono il piacere.

VIVONO INCASTRATI NEL PASSATO O PROIETTATI NEL FUTURO

Non sono mai sul momento! vivono perennemente con i sensi di colpa per quello che avrebbero potuto fare e non hanno fatto oppure proiettati sui problemi del futuro.

SCELGONO

Scelgono la loro vita e  le persone che hanno intorno, non si lasciano trasportare dagli eventi, sono centrati su chi sono e chi vogliono essere.

SI FANNO TRASCINARE

Non si fidano delle loro scelte, chiedono continuamente supporto agli altri, non si fanno rispettare e si accontentano di ciò che gli capita.

GRATITUDINE

Ringraziano ogni giorno per quello che hanno, guardano sempre dietro a loro e provano gratitudine per le piccole cose, riescono a vedere quello che gli altri fanno per loro.

INGRATITUDINE

Pensano che tutti gli sia dovuto, non dicono mai grazie e si lamentano sempre, guardando solo le persone avanti a loro, non vedono le cose che altri fanno per loro.

SONO VINCENTI

Combattono per quello che vogliono ottenere, creano dei piani d’azione e agiscono per obiettivi, premiandosi nelle piccole vittorie.

SONO PERDENTI

Ogni ostacolo è una sconfitta, non sono combattivi e alla prima difficoltà mollano. Non si sentono mai all’altezza e trovano sempre delle scuse per giustificarsi.

SANNO SORPRENDERSI

Riescono a meravigliarsi per le piccole cose, senza darle per scontate.

NIENTE LI SORPRENDE

Non notano più le cose belle che li circondano.

 

Pillole di felicità

La prima cosa da ricordare è che per essere Felici, bisogna essere propositivi, la felicità è una scelta ed un processo che si costruisce nel tempo, soltanto chi crede di poterla raggiungere sarà un vincente, cercando di cambiare il proprio modo di pensare!Questo processo richiede forza di volontà e consapevolezza delle proprie capacità, prerogativa essenziale per non farsi sopraffare dai sentimenti negativi e godere delle piccole gioie che riserva la vita; inoltre ricordati di sorridere e di allontanare dalla tua vita quelle persone che non fanno altro che giudicarti e screditarti…perché tu vali tanto!

Ilaria Pavoni

 

TuaPsicologa

Dimmi la verità bugiardo!

Quante volte, ascoltando il tuo interlocutore parlare, ti è venuto il dubbio sulla veridicità dei fatti raccontati? eppure esiste una tecnica per smascherare una “bugia”, semplicemente dagli occhi.

Prima di capire come si è arrivati a questa conclusione è bene capire come il cervello influenzi i movimenti oculari, senza arrivare nella specificità dell’argomento, vorrei soffermarmi sulle funzione dei due emisferi cerebrali.

Per comprendere le funzioni del cervello è bene pensarlo diviso in due parti che agiscono sia in modo simmetrico, ovvero ognuno delle due comanda i movimenti muscolari della parte del corpo opposta ad essa, sia con delle funzioni asimmetriche, ad esempio il modo in cui ognuno di questi riesce a regolare e percepire la realtà.
L’ emisfero sinistro è considerato la parte del cervello “razionale”, quello che ci fa pensare analiticamente, sottolinea le differenze, è in grado di organizzare temporalmente gli eventi. Questo emisfero è quello che ci lascia procedere per logica ed è grazie a questo che siamo in grado di apprendere il linguaggio e parlare, al contrario l’emisfero destro è quello “creativo” atemporale (qui ed ora), globale, riconosce per somiglianza è concreto ed è l’emisfero dell’intuizione. È grazie a questo emisfero che percepiamo i suoni e apprendiamo la musica.
La cosa stupefacente è che entrambi comunicano continuamente tra loro, attraverso un ponte di fibre nervose e senza questo continuo scambio di informazioni sarebbe del tutto impossibile fare, anche le cose che consideriamo più semplici.

Ritornando agli occhi sembra maggiormente intuibile dopo questa spiegazione sommaria del motivo per cui lo sguardo del nostro interlocutore si muoverebbe da una parte all’altra, come se andasse a ripescare nell’emisfero dominante (in quel momento)le parole giuste da dire.

In parole semplici, se di fronte avrete un bugiardo, che vuole mentire, sarà facilmente scrutabile il suo movimento degli occhi verso destra, infatti abbiamo appena visto come questo emisfero sia il contenitore di immagini ed interpretazioni, al contrario chi guarderà a sinistra starà richiamando alla memoria dei ricordi effettivamente reali. Gli studiosi che più hanno dato importanza a questa tecnica sono Richard Bandler e John Grinder, gli ideatori della Programmazione neuro linguistica (PNL) che hanno cercato di creare il “dizionario dello sguardo” utilizzando i cosiddetti Eye Accessing Cues (EAC), ovvero, gli indicazioni oculari di accesso. Secondo la teoria, seguire il movimento dello sguardo del nostro interlocutore, è fondamentale per capire se sta dicendo una bugia, in tal caso vi propongo il seguente schema:

Se il vostro interlocutore volge..

lo sguardo a destra: sta mentendo

lo sguardo a destra in alto: sta inventando un’immagine, idea, storia.

lo sguardo a destra a livello delle orecchie: sta immaginando suoni

lo sguardo in basso a destra “cinestetico”: sta immaginano delle sensazioni mai provate.

lo guardo a sinistra: sta pensando

lo sguardo a sinistra in alto: sta richiamando un episodio reale in memoria

sguardo a sinistra a livello: sta ricordano suoni uditi in passato

lo sguardo a sinistra in basso: si sta aprendo a voi, sta mostrando i suoi sentimenti (è il dialogo con se stessi).

Inoltre se volete cimentarvi in maniera più globale dovreste fare caso anche a questi altri indicatori riferiti al vosto interlocutore:

lo sguardo fisso: vi sta studiando

occhi negli occhi: è interessato a quello che state dicendo

sguardo sfuggente: è intimorito, sta nascondendo qualcosa

pupille dilatate: ha un’attivazione fisiologica, o attrazione (piacevolezza) o ansia (sta mentendo)

Ricordo che non esiste nessuna fondatezza scientifica per questa tecnica, ma che è largamente utilizzata da diversi professionisti, quindi se volete cimentarvi nel capire il pensiero di una persona provate prima con delle domande di controllo, ovvero domande delle quali conoscete le risposte, solo in tal modo potrete verificare l’attendibilità dei suoi movimenti oculari.

Ricordo di tenere sempre a mente che i motivi che spingono una persona a mentire possono essere moltissimi e che vanno sempre ricondotti al contesto in cui la persona si trova e al rapporto che si ha con lei, inoltre è fondamentale discriminare le bugie in base alla loro gravità (che è del tutto personale) ma soprattutto è importante imparare a perdonare, senza per questo giustificare i bugiardi seriali, anzi in certi casi è opportuno tutelarsi ed evitate di diventare, insieme a loro, vittime delle loro bugie.

Come smascherare i bugiardi?

Fidati di te! Se hai scelto di leggere questo articolo per smascherare una persona in particolare ed è proprio la stessa persona che ti ha spinto ad interessarti al tema, potrei intuire che rappresenta anche una grande fonte di sofferenza, quindi questo potrebbe essere il primo segnale che la persona in questione ti lancia dei segnali ambigui.

Ma che bugiardo hai di fronte?

In realtà possimo distinguere due tipi di bugiardi:
1) Il bugiardo compulsivo, che spesso è una persona insicura, che cerca approvazione e conforto negli altri, utilizza la menzogna come forma di difesa per arginare sconfitte e la sua bassa autostima, sicuramente da bambino ha sviluppato questa forma di comunicazione per nascondere segreti familiari.
Per essere all’altezza degli altri, tende ad esaltare la sua vita, inventando scenari fanstastici e sorprendenti, mente anche sulle piccole cose ed è per questo facile da smascherare.
2) Il bugiardo patologico: contrariamente al tipo precedente mente consapevolmente per manipolare, quindi semplicemente per ottenere qualcosa dal suo interlocutore.
In questi casi il bugiardo mentirà anche davanti all’evidenza e scatterà con rabbia perché messo in discussione, nei casi peggiori il bugiardo potrebbe perdere il senso di realtà costruendo una vita immaginaria.
Le bugie patologiche sono spesso il campanello di allarme di alcuni disturbi di personalità (DP) appartenenti al cluster b (dsm5) ovvero il DP istrionico, il DPborderline, il DP narcisista ed il DP antisociale.

Come si distinguono le bugie nei tre casi?
Ogni personalità mente in maniera diversa, fondamentale è discriminare in base alle diverse finalità.
Le bugie nel DP narcisista sono autoreferenziali e sono facilmente rintracciabili dalla grandiosita delle (sue) opere;
Le bugie della personalità istrionica sono volte ad eliminare ogni possibilità di perdere la persona amata, quindi il tema dell’essere abbandonati è sempre presente, come lo sono le bugie che risultano approssimative e grossolane prive di particolari e facilmente smascherabili; le bugie del DP borderline sono utilizzate per mascherare la dura realta (che potrebbe essere dipendenza da sostanze psicotrope o alcool) oppure essendo persone vendicative, le bugie potrebbero essere utilizzate per diffondere dicerie.
Il distrubo antisociale di personalità utilizza le bugie per manipolare gli altri nel raggiungere i propri intenti o per evadere da norme sociali o leggi considerate inappropriate.

In ciascuno di questi casi, ci troviamo di fronte a dei disturbi di personalità, quindi individui che necessitano di un sostegno terapeutico (a volte anche farmacologico) volto a regolare le emozioni.

È quindi fondamentale non giocare ad “etichettare” le persone come “disturbate” poiché solo un professionista è in grado di valutare se una persona è affetta da un disturbo di personalità.

Ilaria Pavoni

Link utili:
http://www.journal-psychoanalysis.eu/i-disturbi-di-personalita-nel-dsm-5/

http://www.efficacemente.com/2013/06/leggere-pensiero/

http://www.riza.it/psicologia/tu/2368/cervello-emisfero-destro-e-sinistro.html

“Il bugiardo patologico, come riconoscerlo e difendersi” Lina Andreozzi

TuaPsicologa

Lo sport contrasta la depressione

“Mente sana in corpo sano” cit. Giovenale

Quante volte hai sentito questa frase senza prenderla sul serio?
Eppure la frase del poeta Giovenale risulta piuttosto attuale, sempre più spesso infatti, si ha l’idea che per il raggiungimento del benessere totale sia fondamentale che entrambe queste parti del corpo siano in salute.

Facciamo un esempio, ti capita di sentirti giù di corda? o di sentirti svuotato e privo di energie? oppure avvilirti per i troppi impegni che non lasciano spazio a te stesso?

Ricorda, in ciascuno di questi casi tu hai sempre la possibilità di cambiare la situazione!
Ma come fare?
Per prima cosa inizia a visualizzarti come una persona efficiente, in grado di gestire ogni situazione ed impegno, quindi pensati come una persona capace e competente e una volta che ti sei centrato inizia a ritagliarti degli spazi da dedicare a te e magari inizia ad impegnarti in uno sport, che come ha dimostrato lo studio americano della Southern Methodist University di Dallas e della Boston University, condotto dal professore Dr. Madhukar Trivedi è un ottimo antidoto alla depressione; inoltre è risaputo, chi svolge costantemente un’attività fisica si percepisce più “felice”, proprio grazie al fatto che praticare sport favorisce il rilascio nel cervello di ormoni chiamati endorfine (meglio conosciuti come ormoni del piacere) che migliorano l’umore, gli stessi che ci rendono euforici nella fase dell’innamoramento o quando si mangia la cioccolata.

Quindi la prima cosa da fare è: INIZIARE

Da dove?

Per prima cosa inizia a pensare ad uno sport che ti piacerebbe praticare, che ti incuriosisce o semplicemente ricomincia a praticare uno sport che hai interrotto nel passato.
Il secondo consiglio è di tenere sempre a mente il fatto che sei tu che hai scelto di praticare sport e non una costrizione, quindi, almeno all’inizio non svolgere un allenamento rigido e se pensi di “non farcela”, fai un sospiro profondo e rievoca alla memoria quanto sei fortunato ad avere del tempo da dedicare soltanto a te.
Il terzo consiglio è quello di iniziare a tenere un diario dove annotare gli stati d’animo (come ti senti, che emozione provi) prima e dopo l’allenamento (questo ti servirà per tracciare l’escalation verso il benessere).
Il quarto consiglio è quello di premiarti, per esempio, concediti il tuo dolce preferito (una volta a settimana) oppure compra un nuovo paio di scarpe, tenendo sempre a mente che lo sport è una piacevole pausa che ti darà la possibilità di distogliere la mente dai pensieri negativi e ti aiuterà a migliorare l’autostima, inoltre, sarà un ottimo modo per creare nuove alleanze e fare amicizie.

Ricorda inoltre che lo sport non può sostituire un percorso terapeutico e che se hai intenzione di iniziare a praticare un’attività sportiva è bene affidarsi a dei professionisti del settore.
Allego volentieri il link al sito del personal trainer Marco Antonini:
www.marcoantonini.net

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Ilaria Pavoni

 

TuaPsicologa

Pensieri intrusivi andate via!

Ogni giorno si è invasi da migliaia di pensieri, piacevoli o meno, utili o irrealistici, soltanto una piccola percentuale di essi compaiono nella mente per una personale sollecitazione: “devo ricordare di..” oppure “vorrei..”immagino di..”ed è il caso dei pensieri “coscienti” ovvero quelli che nascono dalla concreta consapevolezza a sperimentarli, eppure la maggior parte dei pensieri nascono liberi nella mente e rimangono in essa una media di 3-10 secondi per poi scomparire, a volte però, alcuni di questi, creano disagio, fastidio e insofferenza per il contenuto non accettabile a livello cosciente e creano un circolo vizioso dove l’ansia ne è padrona; quando ci si imbatte in pensieri indesiderati, si inizia a sperimentare la paura che questi si possano realizzare da un momento all’altro, facendo perdere a chi li vive il controllo sulla propria efficacia di agire e sulla capacità di scernere il possibile dall’improbabile.

Ma quando si può parlare di pensieri ossessivi?

Quando la persona per paura di pensare a quel pensiero inizia ad adottare strategie per evitarlo, arrivando a rompere il normale flusso dei pensieri, fino a diventare schiava di quello che potrebbe pensare, questa paura basterà ad innescare una risposta fisiologica di allerta e di ansia diffusa.

come si agisce per ridurre l’ansia?

La persona, come prima cosa si affiderà a dei rituali, ovvero dei comportamenti che utilizzerà come antidoto appena si presenterà nella mente il pensiero, il loro ripetersi riuscirà (anche de momentaneamente) a convincere la persona della sua efficacia e all’esaurirsi dello stato d’attivazione che a sua volta disinnescherà il pensiero e lascerà l’individuo a riprendere (anche se illusionalmente) il controllo sui propri pensieri e sul proprio sentire per ri-tornare nella condizione fisica precedente all’insorgenza del pensiero.
Questi pensieri ossessivi e la compulsività dei gesti per scongiurarli, può portare la persona ad un forte senso di impotenza e passività fino a fargli perdere, la propria autostima, il proprio senso di auto-efficace sulle proprie azioni e nei casi di scompenso maggiore ad una perdita del senso di realtà.

Quindi, come si possono interrompere i pensieri ossessivi?

Anche se si penserebbe utile cercare di scacciarli o bloccarli, sicuramente questa è la soluzione meno efficace anzi direi controproducente da utilizzare, infatti il solo fatto di imporsi di non pensarci è già un pensiero..

E allora cosa fare?

la cosa migliore da fare sarebbe riuscire ad accettare i propri pensieri e lasciarli scorrere nella testa senza dargli importanza, sembra una cosa facilmente attuabile, ma non è proprio così, infatti presuppone la piena consapevolezza del fatto che un pensiero non è altro che un pensiero e non un fatto reale del quale si deve avere timore e che la sua realizzabilità (soltanto se probabile) potrebbe sincerarsi solo in determinate situazioni e circostanze fuori da quello che si può controllare e decidere e quindi fuori dalla propria responsabilità. Una seconda strategia potrebbe essere quella di visualizzarsi come uno spettatore esterno all’evento e riuscire a vivere l’episodio in maniera distaccata e fredda, la terza strategia (invasiva) potrebbe essere quella di provare ad esporsi consapevolmente al problema, ovvero ritrovarsi nella situazione immaginata pericolosa per verificarne l’infondatezza ( questa tecnica si può svolgere solo se accompagnati dal terapia).

Premetto che tali pensieri possono insorgere per diverse cause e che non esistono ricette confezionate.
 

TuaPsicologa

PARADOSSO DELLA SCELTA

Ho fatto il giusto acquisto?

Viviamo in una società piena di stimoli e alternative, ogni prodotto che vogliamo acquistare ha un ventaglio di marchi competitor che propongono una guerriglia ferrata su chi è il top. Acquistare il queste circostanze, se da una parte ci lusinga, dall’altra non ci rende mai sicuri della scelta fatta, infatti spesso è davvero impossibile conoscere tutte le caratteristiche dei prodotti e quindi fare una scelta razionale; in questi casi, si corre il rischio di acquistare senza aver raggiunto una piena consapevolezza dei pro e contro dell’articolo e quindi non riuscire a sperimentare una completa soddisfazione e subire il tipico rimorso del compratore, caratterizzato da ripensamenti e senso di colpa.

Questo esempio è rimandabile al paradosso del compratore.

Anche se la nostra decisione finale è effettivamente la migliore e plausibile, davanti a tante scelte diverse si ha sempre l’idea di non aver considerato tutti gli elementi per un analisi razionale.

Gli psicologi Mark Lepper e Sheena Iyengar per dimostrare il paradosso, hanno condotto un esperimento sulla scelta di acquisto della marmellata all’interno di due supermercati. 

Nel primo supermercato venne allestito un reparto con 6 campioni di marmellate, mentre nel secondo venne allestito un reparto con ben 24 campioni di marmellate. I risultati dello studio hanno mostrato che il 30% delle persone che erano state esposte alla scelta sul reparto con meno marmellate, finivano per acquistare almeno un barattolo di marmellata, mentre le persone che erano state poste davanti a 24 tipi di marmellate, rinunciavano all’acquisto più facilmente, infatti solo il 3% decideva di comprare la marmellata.

Lo studio negli anni acquistò molta fame e fu il più pubblicizzato e criticato tra i fenomeni psicologici, forse per la spiegazione di buonsenso: 

La felicità dell’acquisto diminuirebbe in rapporto allo sforzo utilizzato per scegliere tra più alternative.

Dott.ssa Ilaria Pavoni



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7 modi di amarsi

L’amore è un sentimento misterioso, che tutto invade e nulla lascia come prima del suo passaggio ed è proprio per questa forza trainante che lo contraddistingue che intriga da sempre gli studiosi. Nonostante possa essere considerato un tema soft, in realtà l’amore racchiude il modo che ogni essere umano ha di vivere le relazioni, partendo dal suo tipo di attaccamento con il caregiver.
Per quanto ognuno di noi possa sperimentare l’amore in tutte le sue sfumature personali, per lo psicologo Robert Sternberg sono tre gli ingredienti necessari per sperimentare il sentimento completo e puro dell’amore, mentre un solo elemento o la combinazione di due ad esclusione di un terzo, porterebbe a vivere in una relazione non autentica, una sorta surrogato. Per l’autore del libro “a triangular theory love” di questi ne esisterebbero 7forme. Pensando alla teoria dovremmo avere la capacità di immaginare un triangolo dove le componenti dell’amore si trovano ai vertici di esso.

Vediamo insieme quali sono le tre componenti fondamentali dell’amore per Sternberg:

  1. Intimità intesa come condivisione e il sentirsi parte di un disegno comune. La componente dell’intimità, crea l’autenticità del rapporto e la consapevolezza di vivere un legame esclusivo ed importante.
  2. Passione intesa come attrazione e desiderio impulsivo di vicinanza fisica.
  3. Impegno inteso come decidere di amare, che può portare nel tempo ad impegnarsi a coltivare il sentimento con progetti duraturi.

Ripeto soltanto  l’unione delle tre componenti, da vita al sentimento d’amore completo, un solo elemento o l’unione di due di essi porta a sperimentare diversi sentimenti d’amore, non completi:

Un solo elemento:

intimità= simpatia

In questo rapporto i due partner sperimentano vicinanza fisica e mentale, c’è empatia e voglia di condividere le proprie esperienze. Senza gli altri due ingredienti si può definire questa relazione come AMICIZIA

passione= infatuazione

Colpo di fulmine, idealizzazione dell’altro che si esaurisce quando si scontra con la realtà. Se i due partner riescono a conoscersi ed accettarsi per quello che sono realmente potrebbero continuare la relazione e sviluppare un sentimento autentico.

impegno= amore vuoto

L’unica cosa che lega i partner (o uno dei due) è il senso del dovere investito nella relazione. Spesso sono rapporti che sono nella loro fase finale.

due elementi:

intimità+passione= AMORE ROMANTICO

L’amore senza impegno è l’amore adolescenziale oppure l’amore romanzato nei film, quello dove le circostanze esterne impediscono alla coppia di progettare un futuro.

intimità+impegno= AMORE SVUOTATO

Rapporti che durano da tempo, i partner si sono consolidati a livello profondo e quello che li lega è il senso di appartenenza.

passione+impegno= AMORE FATUO

l’impegno in questo rapporto nasce solo perché mosso dalla grande passione, ma in realtà il rapporto è privo di intimità e conoscenza reciproca, ne sono un esempio i matrimoni pre-maturi che precipitano improvvisamente.

tre elementi: AMORE COMPLETO

è l’amore che tutti ambiscono, difficile da sperimentare nella sua complessità ed integrità ma soprattutto difficile da mantenere invariato nel tempo.

 

Ne approfitto per inserire la citazione del film “Le pagine della nostra vita” di Cassavetes:

“L’amore più bello è quello che risveglia l’anima e che ci fa desiderare di arrivare più in alto,

è quello che incendia il nostro cuore e che porta la pace nella nostra mente.

(Noah – Ryan Rosling)”

E voi a quale elemento date maggiore importanza?

 

 

 

Bibliografia: Sternberg R. (1986), “A triangular theory of Love”