L’unione simbiotica da adulti: masochismo VS sadismo

Spesso sento parlare di “amore simbiotico” come se fosse qualcosa di positivo, quel gradino finale da raggiungere per avere un rapporto perfetto, proprio come quello che si stabilisce da neonati con la mamma.

Ma cosa significa stabilire con l’altro un legame simbiotico?

Nel legame biologico mamma-feto, i protagonisti sono due in uno, ognuno ha bisogno dell’altro, il feto per la sopravvivenza stessa e la madre per esprimere quel senso di benessere generato dalla consapevolezza di aver creato vita donando amore ad un altra persona; questo attaccamento viscerale, durerà fino a quando il bambino avrà acquistato la maturità cognitiva per distinguersi dall’altro e riconoscersi come una persona a se, infatti, con il tempo, imparerà a prendere le distanze dalla base sicura ed allontanarsi sempre di più dalla mamma per sviluppare altri rapporti significativi, mantenendo la consapevolezza della sicurezza di quel legame, però, a volte, capita che alcune persone riescano ad avvicinarsi ad altre persone soltanto fondendosi in una unica entità indistinta proprio come in quel legame primordiale con la mamma, questo tipo di legami sono disfunzionali e possono distinguersi in due forme, una passiva e l’altra attiva.

La forma passiva di questo tipo di unione è quella della sottomissione ovvero del masochismo. Il masochista non tollera il senso di separazione dall’altro per questo ricerca un legame di dipendenza, dove il senso di solitudine viene attenuato dalla piena sudditanza o obbedienza, l’altro si trasforma nel salvatore che protegge; il masochista non esiste se non in relazione all’altro, che diventa “tutto il suo mondo” come la mamma lo era per il feto; questo senso di inefficacia alla vita rende l’altro l’unico responsabile del bene e del male dell’individuo, creando nel sottomesso l’idea di un’immagine di se che esiste in corrispondenza all’immagine che gli rimanda l’altro.

La forma attiva dell’amore simbiotico è il dominio ovvero il sadismo; anche il sadico vive un grande senso di inefficacia e di insicurezza legate alla paura della solitudine, ma come strategia per proteggersi dalla perdita utilizza come strumento, il possesso dell’altro.

sublima se stesso, incorporando un altro essere, che lo idolatra. (Erich Fromm)

Neppure il sadico può vivere senza l’altro che lo nutre con la sottomissione. Anche se a prima vista, il sadico potrebbe sembrare “quello che comanda” la relazione, in realtà neppure lui riesce ad avere un’integrità senza l’altro, per cui è dipendente dal masochista, che lo rende “vivo” con la sua sudditanza.

Nel senso più profondo ed emozionale, la differenza tra masochista/sadico è irrilevante in quanto entrambi vivono le relazioni in maniera fusionale e senza integrità. L’unica forma di vicinanza all’altro è la strumentalizzazione stessa della persona che diventa l’unico oggetto consolatorio capace di coprire una mancanza più grande, quella della solitudine, trasformando il partner nel feticcio del proprio piacere.

Al contrario il vero amore, quello maturo è quello che si unisce senza fondersi, è quello che rende i partner vicini ma distinti.

L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi limiti, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e mantenere la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due. (Erich Fromm)

 

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Dott.ssa Ilaria Pavoni

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