Insegnare a scuola il gioco di squadra per valorizzare le diversità

Nella società odierna, già nella più tenera età si gioca ad una continua lotta di potere e di grandiosità dove i valori tramandati diventano quelli della supremazia sull’altro, una vera conquista alla sovranità, un narcisismo cosmico dove si mostra al mondo quello che si possiede scambiando troppo spesso l’essere con il concetto di avere o peggio possedere; si crescono generazioni dei “senza NO”, dove la minima frustrazione lacera se stessi e gli altri, perchè non è più contemplato il rifiuto, perchè non esiste rispettare le regole di qualcun’altro se non sono le proprie, facendo crollare i valori come il rispetto per gli adulti.

I genitori, d’altro canto diminuiscono sempre di più la distanza con i propri figli diventando poco autorevoli, spesso per la frenesia del lavoro e il poco tempo che hanno a disposizione con loro, continuando ad assecondare la voglia accumulatrice dei figli che sfocia in una gara infinita al possedere qualcosa in più dell’altro, come se questo significasse essere “i migliori” come se, la vera gioia fosse il possedere stesso.

Purtroppo questo circolo vizioso, fa perdere il vero senso d’amore di questi gesti, che nasce nella spontaneità di rendere felici i propri bambini con un pensiero rivolto a loro; infatti, la realtà è che i genitori si trovano in difficoltà perchè si trovano a subire un paradosso straziante: “meglio comprare qualsiasi cosa mio figlio voglia per non farlo apparire diverso dagli altri ed essere considerato un genitore migliore o decidere di non comprare, ed essere il responsabile della diversità di mio figlio, della sua stigmatizzazzione e diventando un genitore pessimo hai suoi occhi?”.

Purtroppo è un paradosso lecito essendo il “non possedere” alcuni oggetti di NICCHIA uno dei motivi di ghettizzazione.
La mia domanda è questa: “Come possiamo quindi normalizzare tale fenomeno e rendere piacevoli le differenze in un gruppo di pari, quando l’apparenza diventa una forma di emarginazione? 
Sicuramente con l’arte del dialogo empatico e con l’uso delle metafore, che riescono a tenere alta l’attenzione dei più giovani.

In classe è fondamentale valorizzare tanto l’individuo quando il gruppo, infatti, facendo sentire i ragazzi una “squadra” si riusciranno a svelare le dinamiche relazionali interne al gruppo e il ruolo che ognuno ricopre in esso, questo è utile per migliorarne il funzionamento e correggere i comportamenti disfunzionali per valorizzare l’autenticità di ognuno e riqualificare i ruoli che entrano in gioco, spronandone di ognuno lo sviluppo ed il miglioramento. In questo modo saranno promossi contemporaneamente sia la singolarità dell’individuo, con la considerazione che ogni ruolo nasce dalla propria personalità e dalla relazione che si ha con l’altro e sia l’aspetto relazionale con l’altro, valorizzando l’essenza.

Ovviamente è sempre opportuno, lasciare spazio ai temi della giustizia e dell’uguaglianza, ma soprattutto riuscire ad insegnare a gestire e tollerare le frustrazioni, imparare ad uscire di scena, quando il proprio momento è terminato, perchè è importante che tutti abbiamo la possibilità di essere protagonisti della propria classe, perchè ogni singolo individuo è il tassello che costruisce la storia di quel gruppo, che può funzionare solo con la gentilezza e con il rispetto dell’altro, ma soprattutto con la sospensione del giudizio quando è un atro a prendere la parola e diventare protagonista.

Dott. Ilaria Pavoni Psicologa

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