Gli homework in psicoterapia

Citando la frase di Francesco Rovetti nella la presentazione del libro: “homework prestazioni terapeutiche” di Franco Baldini:

“una settimana è formata da 168 ore. Nel tipico formato della terapia cognitivo-comportamentale, si prevede un colloquio settimanale della durata di circa un’ora. Anche in terapie che prevedono tre o quattro incontri alla settimana, la sproporzione tra le ore di terapia e le altre ore di vita è impressionante.Sperare che una, o comunque poche ore di semplice colloquio possano contrastare abitudini oramai consolidate, insegnare capacità mancanti, modificare motivazioni, correggere pregiudizi circa se stessi, il mondo il futuro è probabilmente irrealistico.” Cit. Francesco Rovetti

Lo psicologo Rovetti con questa frase intende suggerire l’importanza degli homework in psicoterapia, considerandoli un’opportunità per sfruttare al meglio il tempo con il paziente e considerandoli il presupposto base per un buon percorso terapeutico.

Sicuramente questi sono elementi portanti dell’orientamento terapeutico del curatore e dell’autore del libro, ma per tutti gli altri modelli gli homework sono così indispensabili?

Quanto gli homework possono facilitare la relazione terapeutica? Quanto è importante mantenere la continuità della terapia nel corso della settimana e fuori dal setting terapeutico?

Lascio a voi le conclusioni, essendo, gli homework, solo uno dei tanti strumenti possibili da utilizzare in terapia, e anche perchè per me è importante rispettare, anche, il professionista che preferisce affidarsi ad altre strategie di intervento.

Per quanto mi riguarda, nonostante il mio orientamento sia diverso da quello descritto (nello specifico seguo un orientamento costruttivista post razionalista-interpersonale) credo che lavorare “fuori” seduta sia un grande vantaggio sia per il paziente, che ha la possibilità di lavorare su di sè utilizzando strumenti strutturati anche fuori dallo studio, sia per il terapeuta che avrà la possibilità, grazie alle prescrizioni, di guadagnare tempo (specialmente nelle “prime” sedute di assessment) nel raccogliere materiale. 

Proprio perchè credo negli homework cito di seguito un elenco di effetti positivi di questo ultimi:

1. È un modo per testare la motivazione del paziente.

2. Aiutano a far prendere le proprie responsabilità al paziente ed essere parte attiva del processo di cambiamento

3. Aiutano a creare tra paziente e terapeuta una relazione win-win dove i successi del paziente vengono incoraggiati

4. Facilitano la rottura delle barriere legate al tema del giudizio

5. Permettono di monitorare i miglioramenti con strumenti concreti e sempre alla portata del paziente che diventa osservatore attivo del cambiamento

6. Il percorso terapeutico diventa tracciabile

7. Il lavoro terapeutico è maggiormente stimolante per il paziente

8. Il paziente rimane concentrato su di sè anche “fuori seduta”

9. Il paziente impara a ragionare in maniera critica sul suo modo di agire senza accettare per buone le sue convinzioni.

10. Il paziente avrà la possibilità di continuare a ragionare su di sè e a svolgere gli esercizi anche dopo la terapia.

11. Il terapeuta avrà la possibilità di far largo uso della creatività per personalizzare gli homework

Dott.ssa Ilaria Pavoni-psicologa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...