I miei errori prima di diventare psicologa

Oggi voglio scrivere qualcosa di diverso rispetto ai soliti articoli tecnici di psicologia ed aprirmi a voi per raccontarvi la mia storia professionale con tutti gli errori che ho commesso prima di spiccare il volo e diventare psicologa.

Ho deciso di fare questo articolo per dare coraggio a tutti quelli che hanno paura dei cambiamenti e che per questo non osano, restando ancorati a situazioni “sicure” che non comportano rischi, ma che fanno stare male.

Questo lo dico perché spesso vedo intorno a me professionisti (di ogni tipo – non solo psicologi) super preparati tecnicamente che rimangono imbrigliati in lavori che sminuiscono le loro competenze (tutto il rispetto per il lavoro – chi mi conosce sa quanti ne ho fatti in passato per pagarmi gli studi ed i miei sogni – e si, a volte i sogni costano molto!) ma ritorniamo ai professionisti super tecnici, perché sono bloccati? Perché sono impauriti, beh, io ero una di loro!

Quando ho deciso di inscrivermi alla facoltà di Psicologia avevo 18 anni e nessuno mi aveva detto quanto sarebbe stata difficile la strada verso la professione, tanto meno che le possibilità di essere assunti all’interno di strutture pubbliche erano pari a Zero, e che forse l’unica strada per lavorare sarebbe stata quella di intraprendere la via della libera professione! (Forse è stato meglio non saperlo all’epoca, beata spensieratezza) quindi ho iniziato la salita verso la laurea, (diciamo che già decidere di laurearsi è una cosa da ricchi o comunque persone benestanti quindi provenendo da una famiglia umile decisi di iniziare a lavorare all’interno di un bar) e tra servire caffè e cappuccini e giornate di studio intenso (mentre tutti i miei amici uscivano) sono arrivata alla laurea triennale.

Ovviamente per chi decide di fare lo psicologo non può fermarsi ai primi 3 anni ma deve continuare a studiare per prendere la laurea specialistica di altri due anni! Che dire, gli anni più belli della mia vita: spesi tra serate a San Lorenzo con i compagni di corsi, chiuse sui libri, capuccini al bar.

Tutto bello finchè si aggiunse a tutto questo il tirocinio (all’epoca c’era l’obbligo di tirocinio pre lauream in facoltà) ed io decisi di trascorrere le mie ore nella comunità terapeutica di Villa Maraini, dove ebbi il mio primo approccio con pazienti tossicodipendenti (un’esperienza molto intensa per una ragazza di poco più di 20 anni).

Il tirocinio mi aiutò moltissimo ad imparare a dire NO, e distanziarmi dall’altro, perché per aiutare l’altro si deve stare ad una distanza sufficiente, che permette di essere vicini ma non troppo! (Per me questa è stata la più grande difficoltà della professione) comunque tra notti insonni per preparare gli esami sono passati anche gli ultimi due anni! Vi mostro la mia felicità il giorno della laurea specialistica.

Ero felicissima la mia gioia era immensa, ma il bello ancora non era arrivato!

Successivamente, mi licenziai come cameriera e iniziai a fare i primi lavoretti da neo laureata, lavorai per un progetto di employer Branding per Unilever e recruiting,

poi iniziai a lavorare in una società di comunicazione (imparai tante cose sui social sulla scrittura e conobbi persone fantastiche) eppure ad un certo punto sentì che quello non era il mio posto, così, come a mio solito, mollai tutto per rimettermi in gioco!..Quando una persona mi aprì gli occhi e mi disse:”forse è il caso che ti abili alla professione?”💡

Aveva ragione, era arrivato il momento di prendersi sul serio, così iniziai il tirocinio post lauream di un anno presso l’ospedale Spallanzani, qui ed ebbi la possibilità di osservare i primi colloqui individuali e confrontarmi con professionisti TOP!

Questa è la foto che sancisce la fine del mio tirocinio!

Dopo iniziai a studiare come una forsennata, il mio unico pensiero all’epoca era superare il mio ultimo ostacolo, l’esame di stato per l’abilitazione alla professione!😰😱

(Pensavo ultimo – in realtà era solo l’inizio)

Dovete sapere che l’esame di stato terrorizza ogni studente di psicologia: 3 prove scritte e una orale con probabilità di superarle tutte pari al 20% .

Si narra di gente bocciata 6 volte, flotte di persone che vanno in altre università di altre Regioni per sostenere gli esami! Io?

Decisi di studiare e provare, e finalmente diventai psicologa!(ancora oggi non so se passai l’esame per il profondo studio o per sola fortuna).

Ma a breve sarebbe continuata la mia vagonata di errori.

Se ripenso a quei momenti, mi penso disorientata, infatti vagavo alla ricerca del mio posto nel mondo, alla ricerca disperata di un lavoro vero, d’altronde tutti i miei amici già lavoravano ed io volevo realizzarmi!

Quindi ricominciai a lavorare come cameriera e nel frattempo avrei cercato la mia strada (forse all’epoca credevo di trovarla nei fondi di caffè, chissà) ma smanettando su internet mi accorsi che l’unico posto per essere assunti come psicologi era fare l’hr (risorse umane -colloqui di selezione) quindi feci un master in hr management! Capì come muovermi su un palco, strutturare assessment group, colloqui individuali, lavorare in team, ecc, ma poi capì che non era per me! Ricominciai a guardarmi intorno, e frequentare gli eventi dell’ordine degli psicologi del Lazio, poichè ero venuta a conoscenza delle iniziative che facevano per i nuovi inscritti all’ordine, quindi giornate formative sul come promuoversi e come iniziare la libera professione?!?!? (Ora ho il piacere di fare la formatrice anche io in questi corsi all’interno dell’ordine♥️)

Però nei corsi si parlava spesso di Libera professione….

Ma come avrei fatto a iniziare?

E poi, proprio io, che venivo da una famiglia che ha sempre pensato che la cosa più sacra è il posto fisso!? Io che avrei dovuto tirarmi su le maniche e fare tutto da sola per avviare una professione che ancora non conoscevo? Mmmmmh

La cosa mi spaventava ma allo stesso tempo incuriosiva e iniziai ad aprire il mio primo blog (forse pensandoci adesso la libera professionista è davvero l’unica cosa che io avrei potuto fare nella vita, ma questo è il risultato di una consapevolezza maturata negli anni, all’epoca ancora non ero: “ne carne e ne pesce” mi dividevo tra sentirmi una cameriera ed essere una psicologa).

Per fortuna però la mia curiosità e la mia passione mi spinsero a saperne sempre di più di psicologia, finchè un bando all’interno dell’ordine degli psicologi del Lazio, sulla selezione di un candidato che aderisse al gruppo di lavoro “psicologi del Lavoro” mi passò davanti gli occhi, e senza pensarci su due volte scrissi il progetto che richiedevano per essere scelti e mi presero!!!! Ero la persona più felice del mondo, finalmente iniziavo a fare qualcosa di Psi!!!

Grazie a tutti i colleghi del gruppo di lavoro, mi appassionai anche al filone dell’orientamento al lavoro e allo sviluppo di carriera ed ad oggi sono ancora con loro a fare dei progetti fichissimi!

Però prima ho parlato di errori, si perché la realtà è che se avessi capito prima, che la mia strada sarebbe stata la libera professione, non avrei perso tempo a scervellarmi ed a umiliarmi cercando lavori dove non ero riconosciuta perché non potevo dare il mio meglio e soprattutto non sarei stata così male, ma all’epoca non lo capì e ricominciai a fare la cameriera, questa volta motivata dall’idea che avrei investito nella mia crescita! La cameriera Ilaria negli anni divenne anche: segretaria, commessa, hostess, baby sitter, tutor d’aula, impiegata, animatrice, ecc ecc, ho fatto davvero tantissimi lavori (mi sono serviti tutti), ma soprattutto ho potuto iniziare a credere di investire su di me e sulle mie competenze, quindi mi sono segnata alla scuola di specializzazione in psicoterapia di orientamento cognitivo interpersonale (in un altro articolo spiegherò che cos’è e perché ho scelto questo approccio)!

Successivamente però continuavo a sbagliare, perché, ovviamente non ci pensavo minimamente a mollare i miei famosi lavori “salvagente” e continuavo a vivere la mia vita separata tra psicologia e tanto altro, altro, altro…

L’errore più grande che ho commesso è stato quello di non credere abbastanza in me stessa, ma credere tantissimo nella convinzione che prima di iniziare a lavorare come psicologa, avrei dovuto conoscere alla perfezione tutte le teorie e le tecniche psicologiche in uso (ad oggi dico:”rilassati, non potrai mai conoscere tutto) il mio pensiero era: “in mano avrò la salute psichica di una persona, devo essere certa di essere preparara alla perfezione per poterla aiutare” eppure nonostante altri corsi, master e la scuola di psicoterapia, non mi sentivo mai pronta!

Ero come i professionisti che vi ho scritto all’inizio, ero completamente terrorizzata dall’idea di restare senza nulla tra le mani e non parlo solo di money ma proprio della paura di non fare niente, di diventare una larva e di perdere interesse per la mia vocazione (la mia vocazione è sempre stata quella di fare qualcosa per aiutare gli altri) quindi non solo continuai ad aumentare le attività, i corsi, lo studio, per prepararmi ma dall’altra parte mi sovraccaricai di lavoro “altro ” e (per aggiungere la ciliegina sulla torta) decisi di andare a convivere e prendere un cane!

Questa mia nuova condizione di vita, mi portò a complicare ancora più le cose visto che dovetti per forza di cose lavorare di più! Fino al punto di non avere più un minimo di tempo libero!

Mentre le mie competenze psi aumentavano: attraverso i tirocini, consulenze a scuola, colloqui in farmacia, all’ospedale, all’onlus (dove ancora collaboro) in proporzione aumentava anche il tempo che gli dedicavo, ma il bello è che il tempo dedicato ad “altro” non decresceva!!!

Ero al punto di implodere, al punto di non ritorno e solo quando decisi che forse era il caso di volersi più bene e credere al fatto reale che ero diventata una psicologa in grado di fare buoni interventi, che capì che era il caso di smettere di continuare a sbagliare.

A poco a poco iniziai a tagliare, feci anche scelte drastiche (pazze) rinunciai ad un contratto di lavoro, al mio passato e alla mia doppia vita (un pò psi un pò altro).

Credo che a tutti succeda prima o poi, di sentire l’esigenza di voler aprire gli occhi, a me questo è avvenuto quando ho sentito dentro di me, cambiare il modo in cui mi percepivo, quando ho iniziato ad ESSERE una psicologa nella mia anima (sulla carta lo ero da anni), e in quel momento ho sentito, che nonostante tutte le paure, nulla poteva più tenere a freno quel ciclone di emozioni che mi attraversavano e mi dicevano: ” sei pronta, ora puoi fare qualcosa per gli altri”

Quindi professionisti impauriti, tutto si può, se si vuole davvero, anche se la paura di cadere nel vuoto rimane!

Ammetto, è stata difficile e ancora lo è, ci sono momenti in cui mi faccio molte domande, per esempio mi chiedo chi sarei diventata se avessi preso un’altra strada, come avrei vissuto, ma poi mi guardo allo specchio e penso che non avrei mai potuto essere altro.

Ed oggi ancora non mi sento in cima alla mia montagna, ma comunque so che il vero traguardo non sarà arrivare alla cima ma tornare sani e salvi alla partenza!

dott.ssa Ilaria Pavoni -PSICOLOGA- 😃

2 pensieri riguardo “I miei errori prima di diventare psicologa

  1. Le risposte spesso arrivano da sole e altrettanto spesso sono solo il frutto dei nostri sacrifici. Probabilmente scegliamo prestissimo quale sarà il nostro “posto nel mondo”, soltanto che non lo capiamo/sappiamo veramente subito.

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