La psicoterapia post-razionalista: il mio approccio terapeutico con il paziente costruttore di realtà

Nell’articolo precedente ho accennato al mio approccio terapeutico cognitivista post razionalista integrato con l’approccio analitico interpersonale (non farò pubblicità alla  mia scuola di psicoterapia, quindi ometterò il suo nome di proposito).

La scelta del modello terapeutico da seguire in psicoterapia per nessuno psicologo è semplice, infatti l’approccio terapeutico sarà la base da cui partiranno tutti gli interventi terapeutici; per questo credo sia importante scriverne un articolo, e parlare di quanto sia stato importante per me affidarmi ad un approccio piuttosto che ad un altro (spero questo articolo possa essere utile per giovani colleghi che sono alla ricerca di una scuola di psicoterapia che completi i propri studi, ma anche utile al paziente che decide di intraprendere un percorso terapeutico con me).

Ritornando alla scelta dell’approccio è stata una scelta decisiva per la mia professione ma devo dire è stata molto sofferta!

Per scegliere la scuola di psicoterapia, per prima cosa ho scritto su un foglio quali fossero per me le teorie più importanti della psicologia (quelle cose per me fondamentali da trattare – per esempio, sapevo di non poter rinunciare allo studio dell’attaccamento infantile, alle teorie di Bowlby e della Crittenden) e quindi ho iniziato ad informarmi tramite colleghi, tutor, internet, libri quali approcci e scuole andassero a sviscerare tali temi.

Successivamente mi sono guardata allo specchio (metaforicamente!) e ho deciso di scrivere (sempre sul foglio di prima) le mie caratteristiche personali e come mi sarei immaginata in seduta con l’altro, per esempio, quali caratteristiche avrei voluto portare con me? sicuramente:  l’empatia, l’informalità e la flessibilità; queste caratteristiche personali non avrebbero potuto andare d’accordo con approcci troppo ortodossi e quindi sono partita alla ricerca della scuola basandomi su chi ero io  e che tipo di terapeuta volevo diventare! dopo aver fatto un tour in tutte le scuole messe nel mio mirino, ho iniziato a fare una scrematura, basandomi sui criteri scritti sopra e alla fine mi sono lasciata completamente rapire dallo spirito di una di queste, ricordo la sensazione provata entrando lì dentro, era un mix di meraviglia, stupore e senso di familiarità, tutto sembrava coincidere con le mie aspettative e quello che avrei voluto dare all’altro.

Tutte le scuole che avevo visitato prima, infatti, non andavano a sposarsi con i miei valori, e nonostante fossero molto prestigiose (nulla da togliere agli altri approcci terapeutici) alla fine sono arrivata alla conclusione che, semplicemente non facevano per me! Molte scuole, erano costruite intorno a metodi rigorosi e direttivi, che se da una parte mi tranquillizzavo per la possibilità di possedere una valigia di tecniche specifiche sempre pronte per ogni problematica, e quindi nel sentirmi più tranquilla negli interventi, dall’altra mi terrorizzava l’idea di perdere la cosa per me più importante da portare in relazione con il paziente “la MIA soggettività”, la mia arte di improvvisazione e la mia voglia di rendere UNICA la persona che avrei avuto di fronte! Anche perché, in realtà molti studi scientifici hanno dimostrato che non esiste una tecnica terapeutica migliore delle altre, ma il fattore predittivo di una buona riuscita terapeutica è LA RELAZIONE, L’EMPATIA, LA FIDUCIA CON IL PAZIENTE,  quindi i fattori predittivi che misurano l’andamento della terapia sono tutti ASPECIFICI alla tecnica usata (che è più utili a noi terapeuti che ai pazienti).

Quindi ho scelto ascoltando il mio cuore, il mio istinto e la mia personalità (non a caso il mio approccio aiuta il paziente ad osservare le sue emozioni e a seguire il suo vero se)  e il mio approccio è davvero costruito sulla flessibilità e sull’integrazione di molte tecniche diverse tra loro, è centrata sulla persona,  e soprattutto va oltre l’idea dello psicoterapeuta “sfinge”, ovvero la convinzione di supremazia e superiorità del terapeuta nel possedere la verità assoluta, lasciando spazio ad una relazione equilibrata che renda il paziente costruttore di realtà! Attraverso la narrazione, il paziente (strumento principale) porterà il terapeuta ad entrare nel suo mondo, a guardarlo attraverso le sue lenti (il terapeuta senza cercare  di portarlo a leggere il mondo con altri occhiali) avrà il compito di rendere flessibile la persona nei suoi significati personali, e potrà perturbarlo, o meglio “scutere” il suo sistema per farlo riorganizzare, senza inserire cose, idee, principi, valori che non gli appartengono, semplicemente insegnandogli ad esplorarsi! La relazione con il terapeuta rappresenterà la base sicura dove il paziente, potrà sperimentarsi e farà da specchio alle vecchie e future relazioni, portandolo a vivere in modo sano e maturo tutte le sue interazioni, abbandonando schemi disfunzionali.

L’approccio post-razionalista è stato coniato per la prima volta negli anni ’80 da Vittorio Guidano, è un filone che mette in luce l’aspetto emotivo dell’individuo e della sua relatività nel vivere e conoscere il mondo andando oltre il comportamentismo che si limitava a studiare i comportamenti e considerare la mente come una scatola nera.

Attraverso il cognitivismo post-razionalista il paziente può muoversi insieme al terapeuta in una esplorazione profonda del proprio se e osservarsi come farebbe uno scienziato capace di mettere in luce tutte quelle dinamiche personali che caratterizzano il suo significato personale., il suo compito sarà quindi, quello di imparare ad auto-osservarsi e guardarsi dentro come se stesse guardando un film da spettatore.

L’obiettivo della terapia sarà quello di ampliare la flessibilità di significato personale e non trovare criteri di veridicità obiettivi di come vivere la vita, in quanto si rispetta il modo di vivere del paziente e la sua soggettività.

Il terapeuta insegnerà alla persona a ricostruire i significati personali costruiti in relazione alle esperienze emotive vissute nella fase evolutiva.

La cosa più interessante del mio approccio è quello di integrare al costruttivismo di Vittorio Guidano il modello di Lorna Benjamin, in un potente strumento in grado di rendere al paziente tre diagnosi: la classica da manuale DSM 5, la diagnosi post razionalista e la diagnosi interpersonale (il modo in cui il paziente entra in relazione con gli altri, come si vede nella relazione e come si percepisce in relazione) sapendo che le prime relazioni di vita possono influenzare il modo in cui una persona entrerà in contatto con gli altri e sopratutto saprà predire quali persone si preferisce avere al proprio fianco, ovvero, quelle che saranno capaci, di portare avanti quella trama di aspettative sul proprio essere.

L’approccio che utilizzo in seduta è quindi un approccio che mette la persona al centro della terapia e alleata al terapeuta diventa protagonista della costruzione della realtà in un viaggio alla scoperta delle emozioni base che spingono a muoversi nel mondo e con gli altri.

Come la persona può tornare a stare bene?

Quando la persona avrà un insight, un’illuminazione, da questo momento, il terapeuta potrà muovere i primi passi verso una riorganizzazione del materiale interno, in questa fase di intervento, la persona avrà come l’impressione di aver trovato quel filo conduttore che ha mosso da sempre le sue azioni fino a quel momento; il compito del terapeuta è solo quello di rielaborare il tutto, renderlo a lui accessibile attraverso processi di generalizzazione,  in modo che possa comprendere i motivi profondi dei suoi scompensi e creare un nuovo equilibrio personale.

Ovviamente è importante ricordare alla persona in seduta, che a volte il processo terapeutico sarà doloroso, faticoso, e lasciarsi andare ad un nuovo equilibrio a volte significherà staccarsi da una parte di se (anche se disfunzionale) che non si vuole abbandonare perché legata a vecchi ricordi e quindi si vorrà lasciare la terapia per restare quello che si era in passato, si vivranno spesso momenti di lotta interna, in cui  la scelta è restare come si è oppure cambiare..

Io in un training nella scuola di psicoterapia!!! 🙂

training

2 pensieri riguardo “La psicoterapia post-razionalista: il mio approccio terapeutico con il paziente costruttore di realtà

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