psicologa roma

La fame emotiva

La fame emotiva è quel desiderio istintuale che spinge le persone ad abbuffarsi fino a star male, senza una reale attivazione fisiologica della fame, spesso quel vuoto viene associato allo stimolo della fame, ma in realtà rappresenta l’esprimersi di un’emozione che non viene riconosciuta e che disturba a tal punto da doverla mettere a tacere, riempiendo il corpo con qualcosa.

Gratificarsi con il cibo però è qualcosa di antico, che abbiamo scritto nel dna, non è un caso ci si voglia confortare con del cibo essendo il bisogno primario per eccellenza senza il quale non potremmo sopravvivere, soprattutto perché è stato il primo mezzo capace di farci avvicinare alla nostra mamma attraverso l’allattamento, abbiamo imparato ad associare cibo=calore emotivo, per questo può capitare che nei momenti dove ci si percepisce più soli, tristi, desolati, ansiosi, si ricerca quel bisogno che da piccoli ha confortato e fatto smettere di piangere. Anche la cultura e i riti sociali non hanno aiutato in questo, infatti il cibo si è iniziato ad associare alle festività, lo stare insieme, le feste, i compleanni! Ogni ricorrenza è sempre legata al cibo! Per sbloccare questo circolo vizioso è fondamentale imparare a conoscere le proprie emozioni e in particolare quelle che si associano di più alla fame emotiva.

Vediamo di seguito come negli anni diversi studiosi si sono occupati di collegare emozioni e cibo.

Da sempre l’emozione maggiormente associata alla fame è stata l’ansia, ne sono un esempio gli studi di Harold Kaplan ed Helen Singer Kaplan. Eppure il legame tra ansia e fame non è lineare, infatti in un’indagine del 1957 di Joyce Slochower si chiarì che l’ansia capace di attivare la fame emotiva era un’ansia pervasiva e diffusa difficile da attribuire a qualcosa, mentre al contrario l’ansia legata ad un esame, ad un compito non portava le persone a sperimentare fame emotiva. Quindi conoscere il motivo della tua ansia è fondamentale per ridurre la fame emotiva.

Ci sono diverse tecniche per contrastare l’ansia:

•l’esposizione allo stimolo:

Restare ad ascoltare le proprie emozioni potrebbe essere un primo passo per imparare e conoscerle meglio, ed avere meno paura di esse e delle proprie conseguenze.

•Intenzione paradossale:

L’ansia implica l’aspettativa che avvenga qualcosa di terribile. Il turbamento emotivo avviene quando ci si preoccupa e si cerca di evitare questo evento temuto. L’intenzione paradossale è impegnarsi nel far si che succeda quella cosa terribile e temibile (Impegnati nello svenire).

•Distrazione:

Se si ha fame e non si riusce ad individuare l’emozione è importante usare tecniche di distrazione. Fare un rompicapo, leggere un libro, guardare delle foto, fare un hobby per il quale non si ha mai tempo.

•Rilassamento:

15 anni fa Edmund Jacobson dimostrò che gli esercizi di rilassamento riducevano il battito cardiaco e la pressione del sangue, utili per rilassarsi e ripristinare uno stato di quiete. (Prova a fare 10 respiri diaframmatici).

•Mindfulness eating

Ovvero mangiare in modo consapevole, iniziate provando a mettere attenzione su un piccolo pasto e poi estendetelo a tutto. Mangiare in modo consapevole aiuta a stare sul momento a gustare il cibo senza andare oltre con la mente; iniziate usando tutti i sensi, guardate il cibo, il suo colore, sentite la consistenza con le mani, odoratelo e sentite il rumore che fa a contatto con i vostri denti, gustatene il sapore, l’aroma.

Per fare questo ci vuole molta pratica, potrete trovare molti libri interessanti sull’argomento.

•Attivarsi su cose piacevoli

La noia è molto correlata con la fame emotiva, questo significa che la persona che non ha una vita gratificante e trascorre le ore della giornata a fare attività che non gli piacciono deve ricorrere a qualcosa di “veloce” per ripristinare uno stato emotivo piacevole, quale cosa migliore di un cibo saporito? Ricorrere al cibo per trovare un po di gioia però non é molto utile per superare le proprie difficoltà e tanto meno salutare, quindi, se ti ritrovi tra i mangiatori emotivi annoiati ti consiglio di stilare una lista di alternative che possano gratificarti al posto del cibo (un bagno caldo? Un massaggio?).

Ora che abbiamo imparato a contrastare l’ansia e la noia, ti vorrei parlare dei studi che si sono impegnati nel verificare l’attivazione della fame con la sperimentazione di determinate emozioni.

Per esempio, una ricerca degli psicologi della Chicago Medical School dimostrarono che guardare film horror e quindi attivare la paura nelle persone le portava a mangiare più cibo rispetto a chi invece guardava un film spiritoso.

La relazione tra paura e fame non è l’unica valida, infatti, è importante anche lo studio che correla restrizione nutritiva con sentimenti depressivi. La ricerca di Polivy e Herman dimostrò che le persone che vivevano forti restrizioni alimentari sperimentavano una maggiore depressione e una maggior difficoltà a dimagrire mentre le persone disinibite sulla dieta alimentare erano più allegre e mangiavano meno nei momenti di tristezza.

Lo studio di Robert Weiss, analizzò il collegamento tra la solitudine e la fame emotiva, in questo studio evidenziò come alcune persone avevano imparato ad associare il cibo alla compagnia, al conforto, alla rassicurazione, al senso di calore e benessere, obiettivo in questo caso sarebbe quello di aiutare la persona a sviluppare rappori sociali più profondi. Anche la rabbia è stata studiata e Richard Stuard ne concordò che mangiare è un modo per esprimerla, specialmente per quelle persone poco assertive che non si concedono di provare rabbia.

Per capire che tipo di emozione ti spinge a mangiare in maniera compulsiva ti propongo di tenere un diario sulla fame emotiva, puoi usare come schema quello che ti propongo di seguito:

Giorno e ora

Antecedente

Luogo

Persone presenti

Emozione

Pensiero

Comportamento

Per rendere utile il diario prima di tutto è importante:

1. Annotare il giorno e l’ora in cui hai più difficoltà nel resistere alla fame emotiva

2. Individuare l’antecendente (quell’interazione precedente che ti ha lasciato un’emozione)

3. Il posto dove hai consumato il pasto

4. Le persone che erano presenti

5. Qual’era l’emozione che provavi

6. Quali pensieri ti sono venuti in mente? Cosa hai pensato di te? Come ti sei percepito?

7. Che comportamento hai messo in atto dopo.

Ricordati la consapevolezza è il primo passo per migliorarsi!

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