psicoterapeuta

La parola dell’aquila di James Aggrey

In questo articolo ti racconterò la parola dell’aquila di James Aggrey.

La parabola ti aiuterà a riflettere sul tuo potenziale e ad imparare a “sentire” ciò che sei e ciò per cui sei nato. Spesso le persone che ci accudiscono possono appiccicarci un “copione” che non ci appartiene e che ci fa vivere con il freno a mano.

Quello che possiamo fare e decidere di cambiare il nostro destino e diventare ciò che realmente Vogliamo, senza farci influenzare da vecchi schemi e spiccare il volo verso il nostro vero sé.

Tu per esempio, sei soddisfatto della tua vita? senti di aver perso la speranza di inseguire i tuoi sogni?

Prova a pensare a chi sei davvero e inizia a camminare per incontrarti, ogni tanto le vecchie abitudine torneranno a bussarti alla porta, alcune volte, aprirai, altre potrai ricordarti chi sei diventato e concederti di non aprire a schemi disfunzionali che fino adesso ti hanno fatto stare male, solo tu puoi concederti di cambiare e vivere felicemente la vita che meriti.

“Un giorno un uomo, attraversando la foresta, trovò un aquilotto, lo portò a casa e lo mise nel pollaio dove imparò presto a beccare il mangime delle galline a comportarsi come loro. Un giorno un naturalista, che si trovò a passare di là, chiese come mai un’aquila, la regina degli uccelli, si fosse ridotta nel pollaio a vivere con le galline. “Perché l’ho nutrita con il mangime delle galline le ho insegnato ad essere una galline, e non ha imparato a volare” replicò il proprietario; “si comporta come una gallina e dunque non è più un’aquila.”
“Tuttavia, insistette il naturalista, Possiede ancora il cuore di un’aquila e può certamente imparare a volare”.
“Dopo averne parlato a lungo, i due si trovarono d’accordo nel voler scoprire se ciò era possibile. Il naturalista prese con delicatezze l’aquila fra le braccia e le disse: “Tu appartieni al cielo, non alla terra. Spiega le ali e vola”.
“Ma l’aquila si sentiva piuttosto confusa. Non sapeva bene chi era e, vedendo le galline che beccavano il mangime, saltò giù e si unì a loro.
Per niente scoraggiato, il naturalista tornò il giorno dopo a riprendere l’aquila, la portò sul tetto della casa e la incitò di nuovo dicendo: “ Tu sei un’aquila. Apri le ali e vola “. Ma l’aquila aveva paura di questo nuovo se stesso che non conosceva il mondo; ancora una volta saltò giù e andò a beccare il mangime.
Il terzo Giorno il naturalista si alzò di buon’ora, andò a prendere l’aquila e la portò in cima ad una montagna. Lì sollevò in alto la regina degli uccelli e cercò di incoraggiarla dicendo: “ sei un’aquila, appartieni al cielo e alla terra, apri ora le tue ali e vola”.
L’aquila si guardò intorno, guardò in giù verso il pollaio, guardò in su verso il cielo. Ma non volò ancora. Allora il naturalista la sollevò verso il sole e l’aquila incominciò a tremare e piano piano apri le ali. Infine, con un grido trionfante, spiccò il volo verso il cielo.
Può darsi che l’Aquila ricordi ancora le galline con nostalgia; può darsi anche che di tanto in tanto torni a fare visita nel pollaio. Ma per quanto si sa non è più tornata a vivere come una gallina. “

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