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La psicoterapia post-razionalista: il mio approccio terapeutico con il paziente costruttore di realtà

Nell’articolo precedente ho accennato al mio approccio terapeutico cognitivista post razionalista integrato con l’approccio analitico interpersonale (non farò pubblicità alla  mia scuola di psicoterapia, quindi ometterò il suo nome di proposito).

La scelta del modello terapeutico da seguire in psicoterapia per nessuno psicologo è semplice, infatti l’approccio terapeutico sarà la base da cui partiranno tutti gli interventi terapeutici; per questo credo sia importante scriverne un articolo, e parlare di quanto sia stato importante per me affidarmi ad un approccio piuttosto che ad un altro (spero questo articolo possa essere utile per giovani colleghi che sono alla ricerca di una scuola di psicoterapia che completi i propri studi, ma anche utile al paziente che decide di intraprendere un percorso terapeutico con me).

Ritornando alla scelta dell’approccio è stata una scelta decisiva per la mia professione ma devo dire è stata molto sofferta!

Per scegliere la scuola di psicoterapia, per prima cosa ho scritto su un foglio quali fossero per me le teorie più importanti della psicologia (quelle cose per me fondamentali da trattare – per esempio, sapevo di non poter rinunciare allo studio dell’attaccamento infantile, alle teorie di Bowlby e della Crittenden) e quindi ho iniziato ad informarmi tramite colleghi, tutor, internet, libri quali approcci e scuole andassero a sviscerare tali temi.

Successivamente mi sono guardata allo specchio (metaforicamente!) e ho deciso di scrivere (sempre sul foglio di prima) le mie caratteristiche personali e come mi sarei immaginata in seduta con l’altro, per esempio, quali caratteristiche avrei voluto portare con me? sicuramente:  l’empatia, l’informalità e la flessibilità; queste caratteristiche personali non avrebbero potuto andare d’accordo con approcci troppo ortodossi e quindi sono partita alla ricerca della scuola basandomi su chi ero io  e che tipo di terapeuta volevo diventare! dopo aver fatto un tour in tutte le scuole messe nel mio mirino, ho iniziato a fare una scrematura, basandomi sui criteri scritti sopra e alla fine mi sono lasciata completamente rapire dallo spirito di una di queste, ricordo la sensazione provata entrando lì dentro, era un mix di meraviglia, stupore e senso di familiarità, tutto sembrava coincidere con le mie aspettative e quello che avrei voluto dare all’altro.

Tutte le scuole che avevo visitato prima, infatti, non andavano a sposarsi con i miei valori, e nonostante fossero molto prestigiose (nulla da togliere agli altri approcci terapeutici) alla fine sono arrivata alla conclusione che, semplicemente non facevano per me! Molte scuole, erano costruite intorno a metodi rigorosi e direttivi, che se da una parte mi tranquillizzavo per la possibilità di possedere una valigia di tecniche specifiche sempre pronte per ogni problematica, e quindi nel sentirmi più tranquilla negli interventi, dall’altra mi terrorizzava l’idea di perdere la cosa per me più importante da portare in relazione con il paziente “la MIA soggettività”, la mia arte di improvvisazione e la mia voglia di rendere UNICA la persona che avrei avuto di fronte! Anche perché, in realtà molti studi scientifici hanno dimostrato che non esiste una tecnica terapeutica migliore delle altre, ma il fattore predittivo di una buona riuscita terapeutica è LA RELAZIONE, L’EMPATIA, LA FIDUCIA CON IL PAZIENTE,  quindi i fattori predittivi che misurano l’andamento della terapia sono tutti ASPECIFICI alla tecnica usata (che è più utili a noi terapeuti che ai pazienti).

Quindi ho scelto ascoltando il mio cuore, il mio istinto e la mia personalità (non a caso il mio approccio aiuta il paziente ad osservare le sue emozioni e a seguire il suo vero se)  e il mio approccio è davvero costruito sulla flessibilità e sull’integrazione di molte tecniche diverse tra loro, è centrata sulla persona,  e soprattutto va oltre l’idea dello psicoterapeuta “sfinge”, ovvero la convinzione di supremazia e superiorità del terapeuta nel possedere la verità assoluta, lasciando spazio ad una relazione equilibrata che renda il paziente costruttore di realtà! Attraverso la narrazione, il paziente (strumento principale) porterà il terapeuta ad entrare nel suo mondo, a guardarlo attraverso le sue lenti (il terapeuta senza cercare  di portarlo a leggere il mondo con altri occhiali) avrà il compito di rendere flessibile la persona nei suoi significati personali, e potrà perturbarlo, o meglio “scutere” il suo sistema per farlo riorganizzare, senza inserire cose, idee, principi, valori che non gli appartengono, semplicemente insegnandogli ad esplorarsi! La relazione con il terapeuta rappresenterà la base sicura dove il paziente, potrà sperimentarsi e farà da specchio alle vecchie e future relazioni, portandolo a vivere in modo sano e maturo tutte le sue interazioni, abbandonando schemi disfunzionali.

L’approccio post-razionalista è stato coniato per la prima volta negli anni ’80 da Vittorio Guidano, è un filone che mette in luce l’aspetto emotivo dell’individuo e della sua relatività nel vivere e conoscere il mondo andando oltre il comportamentismo che si limitava a studiare i comportamenti e considerare la mente come una scatola nera.

Attraverso il cognitivismo post-razionalista il paziente può muoversi insieme al terapeuta in una esplorazione profonda del proprio se e osservarsi come farebbe uno scienziato capace di mettere in luce tutte quelle dinamiche personali che caratterizzano il suo significato personale., il suo compito sarà quindi, quello di imparare ad auto-osservarsi e guardarsi dentro come se stesse guardando un film da spettatore.

L’obiettivo della terapia sarà quello di ampliare la flessibilità di significato personale e non trovare criteri di veridicità obiettivi di come vivere la vita, in quanto si rispetta il modo di vivere del paziente e la sua soggettività.

Il terapeuta insegnerà alla persona a ricostruire i significati personali costruiti in relazione alle esperienze emotive vissute nella fase evolutiva.

La cosa più interessante del mio approccio è quello di integrare al costruttivismo di Vittorio Guidano il modello di Lorna Benjamin, in un potente strumento in grado di rendere al paziente tre diagnosi: la classica da manuale DSM 5, la diagnosi post razionalista e la diagnosi interpersonale (il modo in cui il paziente entra in relazione con gli altri, come si vede nella relazione e come si percepisce in relazione) sapendo che le prime relazioni di vita possono influenzare il modo in cui una persona entrerà in contatto con gli altri e sopratutto saprà predire quali persone si preferisce avere al proprio fianco, ovvero, quelle che saranno capaci, di portare avanti quella trama di aspettative sul proprio essere.

L’approccio che utilizzo in seduta è quindi un approccio che mette la persona al centro della terapia e alleata al terapeuta diventa protagonista della costruzione della realtà in un viaggio alla scoperta delle emozioni base che spingono a muoversi nel mondo e con gli altri.

Come la persona può tornare a stare bene?

Quando la persona avrà un insight, un’illuminazione, da questo momento, il terapeuta potrà muovere i primi passi verso una riorganizzazione del materiale interno, in questa fase di intervento, la persona avrà come l’impressione di aver trovato quel filo conduttore che ha mosso da sempre le sue azioni fino a quel momento; il compito del terapeuta è solo quello di rielaborare il tutto, renderlo a lui accessibile attraverso processi di generalizzazione,  in modo che possa comprendere i motivi profondi dei suoi scompensi e creare un nuovo equilibrio personale.

Ovviamente è importante ricordare alla persona in seduta, che a volte il processo terapeutico sarà doloroso, faticoso, e lasciarsi andare ad un nuovo equilibrio a volte significherà staccarsi da una parte di se (anche se disfunzionale) che non si vuole abbandonare perché legata a vecchi ricordi e quindi si vorrà lasciare la terapia per restare quello che si era in passato, si vivranno spesso momenti di lotta interna, in cui  la scelta è restare come si è oppure cambiare..

Io in un training nella scuola di psicoterapia!!! 🙂

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I miei errori prima di diventare psicologa

Oggi voglio scrivere qualcosa di diverso rispetto ai soliti articoli tecnici di psicologia ed aprirmi a voi per raccontarvi la mia storia professionale con tutti gli errori che ho commesso prima di spiccare il volo e diventare psicologa.

Ho deciso di fare questo articolo per dare coraggio a tutti quelli che hanno paura dei cambiamenti e che per questo non osano, restando ancorati a situazioni “sicure” che non comportano rischi, ma che fanno stare male.

Questo lo dico perché spesso vedo intorno a me professionisti (di ogni tipo – non solo psicologi) super preparati tecnicamente che rimangono imbrigliati in lavori che sminuiscono le loro competenze (tutto il rispetto per il lavoro – chi mi conosce sa quanti ne ho fatti in passato per pagarmi gli studi ed i miei sogni – e si, a volte i sogni costano molto!) ma ritorniamo ai professionisti super tecnici, perché sono bloccati? Perché sono impauriti, beh, io ero una di loro!

Quando ho deciso di inscrivermi alla facoltà di Psicologia avevo 18 anni e nessuno mi aveva detto quanto sarebbe stata difficile la strada verso la professione, tanto meno che le possibilità di essere assunti all’interno di strutture pubbliche erano pari a Zero, e che forse l’unica strada per lavorare sarebbe stata quella di intraprendere la via della libera professione! (Forse è stato meglio non saperlo all’epoca, beata spensieratezza) quindi ho iniziato la salita verso la laurea, (diciamo che già decidere di laurearsi è una cosa da ricchi o comunque persone benestanti quindi provenendo da una famiglia umile decisi di iniziare a lavorare all’interno di un bar) e tra servire caffè e cappuccini e giornate di studio intenso (mentre tutti i miei amici uscivano) sono arrivata alla laurea triennale.

Ovviamente per chi decide di fare lo psicologo non può fermarsi ai primi 3 anni ma deve continuare a studiare per prendere la laurea specialistica di altri due anni! Che dire, gli anni più belli della mia vita: spesi tra serate a San Lorenzo con i compagni di corsi, chiuse sui libri, capuccini al bar.

Tutto bello finchè si aggiunse a tutto questo il tirocinio (all’epoca c’era l’obbligo di tirocinio pre lauream in facoltà) ed io decisi di trascorrere le mie ore nella comunità terapeutica di Villa Maraini, dove ebbi il mio primo approccio con pazienti tossicodipendenti (un’esperienza molto intensa per una ragazza di poco più di 20 anni).

Il tirocinio mi aiutò moltissimo ad imparare a dire NO, e distanziarmi dall’altro, perché per aiutare l’altro si deve stare ad una distanza sufficiente, che permette di essere vicini ma non troppo! (Per me questa è stata la più grande difficoltà della professione) comunque tra notti insonni per preparare gli esami sono passati anche gli ultimi due anni! Vi mostro la mia felicità il giorno della laurea specialistica.

Ero felicissima la mia gioia era immensa, ma il bello ancora non era arrivato!

Successivamente, mi licenziai come cameriera e iniziai a fare i primi lavoretti da neo laureata, lavorai per un progetto di employer Branding per Unilever e recruiting,

poi iniziai a lavorare in una società di comunicazione (imparai tante cose sui social sulla scrittura e conobbi persone fantastiche) eppure ad un certo punto sentì che quello non era il mio posto, così, come a mio solito, mollai tutto per rimettermi in gioco!..Quando una persona mi aprì gli occhi e mi disse:”forse è il caso che ti abili alla professione?”💡

Aveva ragione, era arrivato il momento di prendersi sul serio, così iniziai il tirocinio post lauream di un anno presso l’ospedale Spallanzani, qui ed ebbi la possibilità di osservare i primi colloqui individuali e confrontarmi con professionisti TOP!

Questa è la foto che sancisce la fine del mio tirocinio!

Dopo iniziai a studiare come una forsennata, il mio unico pensiero all’epoca era superare il mio ultimo ostacolo, l’esame di stato per l’abilitazione alla professione!😰😱

(Pensavo ultimo – in realtà era solo l’inizio)

Dovete sapere che l’esame di stato terrorizza ogni studente di psicologia: 3 prove scritte e una orale con probabilità di superarle tutte pari al 20% .

Si narra di gente bocciata 6 volte, flotte di persone che vanno in altre università di altre Regioni per sostenere gli esami! Io?

Decisi di studiare e provare, e finalmente diventai psicologa!(ancora oggi non so se passai l’esame per il profondo studio o per sola fortuna).

Ma a breve sarebbe continuata la mia vagonata di errori.

Se ripenso a quei momenti, mi penso disorientata, infatti vagavo alla ricerca del mio posto nel mondo, alla ricerca disperata di un lavoro vero, d’altronde tutti i miei amici già lavoravano ed io volevo realizzarmi!

Quindi ricominciai a lavorare come cameriera e nel frattempo avrei cercato la mia strada (forse all’epoca credevo di trovarla nei fondi di caffè, chissà) ma smanettando su internet mi accorsi che l’unico posto per essere assunti come psicologi era fare l’hr (risorse umane -colloqui di selezione) quindi feci un master in hr management! Capì come muovermi su un palco, strutturare assessment group, colloqui individuali, lavorare in team, ecc, ma poi capì che non era per me! Ricominciai a guardarmi intorno, e frequentare gli eventi dell’ordine degli psicologi del Lazio, poichè ero venuta a conoscenza delle iniziative che facevano per i nuovi inscritti all’ordine, quindi giornate formative sul come promuoversi e come iniziare la libera professione?!?!? (Ora ho il piacere di fare la formatrice anche io in questi corsi all’interno dell’ordine♥️)

Però nei corsi si parlava spesso di Libera professione….

Ma come avrei fatto a iniziare?

E poi, proprio io, che venivo da una famiglia che ha sempre pensato che la cosa più sacra è il posto fisso!? Io che avrei dovuto tirarmi su le maniche e fare tutto da sola per avviare una professione che ancora non conoscevo? Mmmmmh

La cosa mi spaventava ma allo stesso tempo incuriosiva e iniziai ad aprire il mio primo blog (forse pensandoci adesso la libera professionista è davvero l’unica cosa che io avrei potuto fare nella vita, ma questo è il risultato di una consapevolezza maturata negli anni, all’epoca ancora non ero: “ne carne e ne pesce” mi dividevo tra sentirmi una cameriera ed essere una psicologa).

Per fortuna però la mia curiosità e la mia passione mi spinsero a saperne sempre di più di psicologia, finchè un bando all’interno dell’ordine degli psicologi del Lazio, sulla selezione di un candidato che aderisse al gruppo di lavoro “psicologi del Lavoro” mi passò davanti gli occhi, e senza pensarci su due volte scrissi il progetto che richiedevano per essere scelti e mi presero!!!! Ero la persona più felice del mondo, finalmente iniziavo a fare qualcosa di Psi!!!

Grazie a tutti i colleghi del gruppo di lavoro, mi appassionai anche al filone dell’orientamento al lavoro e allo sviluppo di carriera ed ad oggi sono ancora con loro a fare dei progetti fichissimi!

Però prima ho parlato di errori, si perché la realtà è che se avessi capito prima, che la mia strada sarebbe stata la libera professione, non avrei perso tempo a scervellarmi ed a umiliarmi cercando lavori dove non ero riconosciuta perché non potevo dare il mio meglio e soprattutto non sarei stata così male, ma all’epoca non lo capì e ricominciai a fare la cameriera, questa volta motivata dall’idea che avrei investito nella mia crescita! La cameriera Ilaria negli anni divenne anche: segretaria, commessa, hostess, baby sitter, tutor d’aula, impiegata, animatrice, ecc ecc, ho fatto davvero tantissimi lavori (mi sono serviti tutti), ma soprattutto ho potuto iniziare a credere di investire su di me e sulle mie competenze, quindi mi sono segnata alla scuola di specializzazione in psicoterapia di orientamento cognitivo interpersonale (in un altro articolo spiegherò che cos’è e perché ho scelto questo approccio)!

Successivamente però continuavo a sbagliare, perché, ovviamente non ci pensavo minimamente a mollare i miei famosi lavori “salvagente” e continuavo a vivere la mia vita separata tra psicologia e tanto altro, altro, altro…

L’errore più grande che ho commesso è stato quello di non credere abbastanza in me stessa, ma credere tantissimo nella convinzione che prima di iniziare a lavorare come psicologa, avrei dovuto conoscere alla perfezione tutte le teorie e le tecniche psicologiche in uso (ad oggi dico:”rilassati, non potrai mai conoscere tutto) il mio pensiero era: “in mano avrò la salute psichica di una persona, devo essere certa di essere preparara alla perfezione per poterla aiutare” eppure nonostante altri corsi, master e la scuola di psicoterapia, non mi sentivo mai pronta!

Ero come i professionisti che vi ho scritto all’inizio, ero completamente terrorizzata dall’idea di restare senza nulla tra le mani e non parlo solo di money ma proprio della paura di non fare niente, di diventare una larva e di perdere interesse per la mia vocazione (la mia vocazione è sempre stata quella di fare qualcosa per aiutare gli altri) quindi non solo continuai ad aumentare le attività, i corsi, lo studio, per prepararmi ma dall’altra parte mi sovraccaricai di lavoro “altro ” e (per aggiungere la ciliegina sulla torta) decisi di andare a convivere e prendere un cane!

Questa mia nuova condizione di vita, mi portò a complicare ancora più le cose visto che dovetti per forza di cose lavorare di più! Fino al punto di non avere più un minimo di tempo libero!

Mentre le mie competenze psi aumentavano: attraverso i tirocini, consulenze a scuola, colloqui in farmacia, all’ospedale, all’onlus (dove ancora collaboro) in proporzione aumentava anche il tempo che gli dedicavo, ma il bello è che il tempo dedicato ad “altro” non decresceva!!!

Ero al punto di implodere, al punto di non ritorno e solo quando decisi che forse era il caso di volersi più bene e credere al fatto reale che ero diventata una psicologa in grado di fare buoni interventi, che capì che era il caso di smettere di continuare a sbagliare.

A poco a poco iniziai a tagliare, feci anche scelte drastiche (pazze) rinunciai ad un contratto di lavoro, al mio passato e alla mia doppia vita (un pò psi un pò altro).

Credo che a tutti succeda prima o poi, di sentire l’esigenza di voler aprire gli occhi, a me questo è avvenuto quando ho sentito dentro di me, cambiare il modo in cui mi percepivo, quando ho iniziato ad ESSERE una psicologa nella mia anima (sulla carta lo ero da anni), e in quel momento ho sentito, che nonostante tutte le paure, nulla poteva più tenere a freno quel ciclone di emozioni che mi attraversavano e mi dicevano: ” sei pronta, ora puoi fare qualcosa per gli altri”

Quindi professionisti impauriti, tutto si può, se si vuole davvero, anche se la paura di cadere nel vuoto rimane!

Ammetto, è stata difficile e ancora lo è, ci sono momenti in cui mi faccio molte domande, per esempio mi chiedo chi sarei diventata se avessi preso un’altra strada, come avrei vissuto, ma poi mi guardo allo specchio e penso che non avrei mai potuto essere altro.

Ed oggi ancora non mi sento in cima alla mia montagna, ma comunque so che il vero traguardo non sarà arrivare alla cima ma tornare sani e salvi alla partenza!

dott.ssa Ilaria Pavoni -PSICOLOGA- 😃

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Qual è il copione della tua vita?

Ogni storia che tu abbia ascoltato da bambino inizia con: ” c’era una volta..” il seguito è sempre da costruire, ma se l’inizio è uguale per tutte le fiabe e quindi anche per la tua, non si può dire lo stesso per il finale, che non è poi così scontato sia :“e vissero felici e contenti“.

Secondo Berne, medico e psicoterapeuta, padre fondatore dell’analisi transazionale e del copione di vita, ogni persona intorno ai 4 anni ha già una bozza di copione di vita ma a 7 anni è pronto per metterlo in scena.

Il copione infatti è influenzato da: come i genitori vedono e come vorrebbero i propri figli, il loro copioni di vita, dal patrimonio genetico, l’imprinting primordiale, dal gioco e l’imitazione infantile, l’addestramento parentale, la sottomissione sociale e la creatività spontanea.

Il copione di vita è un progetto di vita inconscio che spinge ogni persona a seguire la strada imposta, che può essere di un destino glorioso e quindi da vincitore oppure porterà ad una fine tragica da perdente.

Il fatto curioso è che nonostante il mondo sia pieno di persone, il copione di vita sceglierà al proprio posto chi avere al fianco, così ci si accompagnerà con persone che reciteranno ruoli volti a portare o alla gloria o alla rovina.

(Di solito persone con copioni vincenti si avvicineranno a persone con copioni vincenti e persone con copioni perdenti si avvicineranno a persone simili)

Quindi il proprio destino è segnato da azioni volte a confermare il copione che hanno scritto i propri genitori attraverso i loro desideri e aspirazioni, e tutta questa immaginazione ha inizio nel momento del concepimento e subito dopo con la messa in atto di queste, attraverso le parole usate e le azioni che faranno credere che quella e l’unica possibilità di vita che si poteva meritare.

Si può cambiare un copione di vita?

Si può strappare un copione da perdente o rospo/ranocchia e scriverne uno nuovo da principe/principessa?

La risposta è Si, attraverso una attenta riflessione ed autosservazione o semplicemente attraverso un percorso terapeutico, dove si potrà far luce su quegli aspetti ricorsivi che portano la persona a stare sempre male per le stesse cose.

Esercitazione (più semplice se fatto scrivendo)

1) Se la tua vita familiare fosse rappresentata su un palcoscenico, che tipo ti lavoro teatrale pensi che sarebbe? Come si comporterrebbero i personaggi? Racconta la storia e il finale

2) Qual’è il personaggio preferito (reale, favola, film). In questo esercizio è importante interpretare o scrivere in prima persona il personaggio e la sua storia mettendo in luce le cose che lo attirano e quello che lo spaventano

In entrambi gli esercizi è importante mettere in luce le similitudini tra la storia raccontata e la propria vita reale, le virtù, che non ne fanno parte ma che si vorrebbero invece avere.

Conoscere il proprio copione di vita ti libera da una storia che non hai scelto!

Dott.ssa Ilaria Pavoni

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ELENCO DEI 38 FIORI DI BACH

AGRIMONY
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Difficoltà nel riconoscere la sofferenza, forte tormento, paura del’abbandono, finge che tutto vada bene
ASPEN
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Paura della paura, timori sconosciuti, subisce la sua ipersensibilità, si sente diverso
BEECH
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Intolleranza per gli altri, ipercriticità, rabbia improvvisa
CENTAURY
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Servilismo, difficoltà nel dire no, incapacità di auto affermarsi, sensibilità ai bisogni dell’altro
CERATO
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Sfiducia nel prendere decisioni, influenzabile dagli altri, non percepisce i suoi bisogni, inadeguato
CHERRY PLUM
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Autocontrollo, forte senso del dovere, paura di esplodere
CHESTNUT BUD
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Pigrizia, difficoltà ad apprendere dagli errori passati, superficialità
CHICORY
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Possessività, amore interessato, ricatto emotivo, egoismo
CLEMATIS
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Assenza di collegamento tra mondo reale e spirituale, distrazione, troppa immaginazione.
CRAB APPLE
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Ossessione per il pulito, perfezionismo
ELM
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Esaurimento energetico transitorio legato al lavoro, troppa responsabilità
GENTIAN
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Sfiducia in se e nella vita, svogliatezza, scetticismo cronicizzati
GORSE
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Rifiuto della propria condizione, resa interiore, rabbia, rapporti logoranti
HEATER
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Egoismo, bisogno incessante di parlare di se, insicurezza
HOLLY
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Chiusura del cuore, rancore, difesa, diffidenza, gelosia, invidia
HONEYSUCKLE
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Nostalgia del passato, incapacità di vivere nel presente
HORNBEAM
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Pigrizia, noia, non segue la sua energia vitale
IMPATIENS
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Impazienza, intolleranza dei ritmi degli altri, irritabilità, impulsività, indipendenza
LARCH
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Complesso di inferiorità, scarsa autostima, atteggiamento passivo, non si mette in gioco
MIMULUS
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Paura per cause conosciute, timidezza, ricerca di protezione, insicuro
MUSTARD
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Depressione da causa ignota, sensazione di buio totale, solitudine, pianto
OAK
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Crollo fisico per eccessivo accanimento al dovere
OLIVE
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Esaurimento, sonno, sensazione di non poter più dare nulla agli altri
PINE
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Senso di colpa, autopunizione, sensazione di non meritare la felicità
RED CHESTNUT
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Paura per i propri cari, iperprotezionismo, dipendenza relazionale
ROCK ROSE
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Panico, terrore, tensione emotiva, nervosismo
ROCK WATER
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Ipercriticità verso se stessi, adesione a modelli perfezionistici
SCLERANTHUS
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Mancanza di centralità, indecisione tra due alternative
STAR OF BETHLHEM
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Blocco dovuto a traumi, passato rimosso, passività, apatia, infelicità
SWEET CHESTNUT
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Profonda sofferenza nascosta, atteggiamento dignitoso e controllato
VERVAIN
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Energie rivolte per convincere gli altri delle proprie idee, fanatismo di ideali
VINE
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Mancanza di compassione, dispotismo, freddezza
WALNUT
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Influenzabilità, incapacità nel cambiare la propria vita, legato al passato
WATER VIOLET
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Saggezza estrema, capacità di entrare in contatto con gli altri, grande introspezione
WHITE CHESTNUT
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Confusione mentale, distrazione, chiacchiericcio interno, pensieri ossessivi
WILD OAT
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Non conosce la sua vocazione, non portano a termine i compiti, troppe ambizioni
WILD ROSE
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Totale apatia, resa nei confronti della vita
WILLOW
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Vittimismo, non si prende le responsabilità, lamentele, rabbia per la propria vita
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ANSIA E FIORI DI BACH

Sempre più spesso, sono circondata da persone, che dichiarano di provare forti sensazioni di ansia, le sensazioni somatiche che riportano sono: senso di soffocamento, vertigini, capogiri, sudorazione eccessiva, fame d’aria, tremori, palpitazioni, difficoltà nel controllo sfinterico.

Vediamo meglio la rappresentazione grafica qui sotto.

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Immagine tratta dal libro, Homework: un’antologia di prescrizioni terapeutiche (Baldini)

Attenzione però, parlare di ansia in generale è molto riduttivo in quanto esistono tanti tipi di ansia quante persone che la vivono, quindi non la generalizziamo, ma impariamo a riconoscere quali sono le emozioni di base personali che la sottendono e che ne sono espressione di malessere proprio perché le emozioni non riconosciute a livello cosciente, mettono in atto la manifestazione ansiogena. L’ansia è quindi una reazione ad un’emozione non riconosciuta, accettata o controllata, e questa potenza viscerale che si prova è proprio legata al fatto che quella emozione se riconosciute potrebbe essere in grado di cambiare la propria percezione di sé e far vedere qualcosa di sè che ancora non si è pronti ad affrontare.

COS’E’ L’ANSIA?

È un’emozione, ovvero uno stato discreto del sistema nervoso centrale.

“Intenso moto affettivo, piacevole o penoso, accompagnato per lo più da modificazioni fisiologiche e psichiche” (Dizionario della lingua italiana, Garzanti, 1994).

Le emozioni sono campanelli che suonano, avvertendoci che qualcosa in noi o intorno a noi non va più bene, sono guide, sono funzionali per i nostri cambiamenti e crescite personali.

Il termine ansia viene dalla parola Latina Angere – stringere ed è definita come una spiacevole sensazione di pericolo che non ha causa definita.

Non dimentichiamo che l’ansia provoca la stessa attivazione somatica dell’emozione della paura, la differenza tra le due emozioni risiede nella causa.

Nell’ansial’inquietudine è ignota, mentre nella paura l’oggetto del pericolo è conosciuto (e proprio per questo è temuto).

COME SCEGLIERE I FIORI DI BACH PER ABBASSARE LO STATO DI ANSIA

I fiori di Bach sono rimedi floreali ideati e scoperti da Bach, il quale affermava che per curare la persona nella sua totalità si dovevano prendere in considerazioni le sue emozioni piuttosto che il sintomo della malattia.

I fiori di Bach non hanno nessuna controindicazione e sono spesso consigliati anche per i bambini e per gli animali.

I fiori usati per l’ansia sono:

1) CHERRY PLUM 

cherry plum fiore

Il fiore della grande sensibilità.

Le persone con disarmonia Cherry Plum, hanno un grande autocontrollo, e temono di non reggere più le pressioni su di sé, quindi avvertono la sensazione di stare per scoppiare da un momento all’altro o di impazzire.

Stato armonico:  vivere con serenità la propria sensibilità

 2) OAK 

oak

Questo fiore aiuta a superare lo stress del “fare”, le persone con disarmonia OAK vivono con l’ansia di dover fare sempre di più per un eccessivo senso di responsabilità.

Eccessivo accanimento al dovere.

Stato armonico: Accettarsi per quello che si è non per quello che si fa.

3) ROCK ROSE 

rockrose

Questo fiore viene utilizzato quando la persona soffre di attacchi di panico, terrore paralizzante.

La sua essenza è ideale per combattere l’ansia per cose ignote e nervosismo e senso di impotenza. 

La persona con disequilibrio Rock Rose somatizza nello stomaco.

Lo stato armonico rock rose: CORAGGIO, FORZA.

4) STAR OF BETHLHEM

star of b

E’ un fiore utilizzato per il superamento di traumi bloccati.

La persona che vive la disarmonia di Star of Bethlhem  vive una sorta di apatia, più che ansia qui parliamo di stress,  la persona si sente senza forza vitale.

Stato armonico: forza nell’affrontare i traumi

RESCUE REMEDY 

Considerato il pronto soccorso naturale dell’ansia e dell’attacco di panico.

Il rimedio è il mix di 5 fiori: ROCK ROSE, CLEMATIS, IMPATIENS, CHERRY PLUM. STAR OF BETHLHEM

Nel momento acuto dello stato di tensione vanno assunte 4 gocce, se lo stato di agitazione permane le gocce possono continuare ed essere assunte a distanza di 5 minuti, finché non si abbassa lo stato di allerta.

 

Come si assumono i fiori di Bach: 

Assumere 4 gocce sublinguali 4 volte al giorno per tutta la durata della cura, meglio se con 20 minuti di distanza ai pasti.

Gli effetti si vedono dopo almeno tre settimane di cura

 

 

 

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Test sullo stile di apprendimento

Quante volte ti sarai posto queste domande: “Sono un buon comunicatore? Sono in grado di prevedere cosa si aspetta da me il mio interlocutore?”

Per rispondere a queste domande è fondamentale conoscere il proprio stile comunicativo e conoscere quello dei nostri interlocutori, questo sarà utile per migliorare la nostra capacità conunicativa e sviluppare le forme di apprendimento che abbiamo messo da parte.

Secondo lo psicologo Kolb, esisterebbero 4 modi di apprendere e quindi quattro diversi modi di comunicare la propria esperienza.

✔️Stile Divergente

Impara attraverso l’esperienza concreta e l’osservazione. Se comunichi con lui rispondi alla domanda PERCHE’!

✔️ Stile Assimilativo

Impara attraverso l’osservazione e la concettualizzazione astratta. Se comunichi con lui rispondi alla domanda COSA!

✔️ Stile Convergente

Impara attraverso la concettualizzazione astratta e la sperimentazione attiva. Se comunichi con lui rispondi alla domanda COME!

✔️ Stile Adattivo

Impara attraverso la sperimentazione attiva e l’esperienza concreta. Se comunichi con lui rispondi alla domanda E SE..!

Ognuno di noi ha un’inclinazione ad apprendere maggiormente con uno stile, ma ricordiamo che questo può cambiare nel tempo in relazione “anche” alla nostra vita professionale e al tipo di lavoro che abbiamo scelto (o meglio il nostro modo di apprendere influenza il lavoro che faremo) e che il modo migliore per apprendere e far apprendere è quello di lasciare il giusto spazio a tutti e quattro gli stili.

Di seguito troverai in allegato il questionario.📄📄📄

Per agevolare la compilazione ti consiglio due alternative:

  • stampare il test e inviare successivamente la foto con le risposte a ilariapavoni.psicologa@gmail.com/ messaggio su facebook
  • scrivere su un foglio in ordine di affermazione, il numero che hai assegnato ad ogni alternativa e inviarmi i risultati (Esempio: domanda 1: 4,3,1,2)

Vedrai sarà sorprendente conoscere il tuo stile comunicativo e ti dirà molto sulle tue inclinazioni professionali!

Fai il Test 👇🏼👇🏼👇🏼

Per me è importante conoscere il tuo feedback, quindi fammi sapere cosa ne pensi del test, se ti è piaciuto e come puoi applicarlo nel tuo contesto lavorativo!

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Quando il bambino rifiuta un genitore!

La Pas, acronimo di Parental Alienation Syndrome, ovvero sindrome da alienazione parentale, è una condizione psicosociale molto frequente nei casi di separazione familiare con alto grado conflittuale tra ex coniugi.

In generale, nei casi di separazione, chi subisce le conseguenze è il bambino: per un trauma subito, per la lontananza da una delle figure genitoriali o per la difficoltà nel fronteggiare la “perenne lotta” tra le parti.

Il bambino nei casi di risoluzione buona alla separazione, rimane imparziale tra i genitori e non si schiera nelle parti nè di uno nè dell’altro, questo processo verrà favorito dalle competenze genitoriali di entrambi i coniugi che decideranno di mantenere un rapporo pacifico che non vada a discapito del figlio, proteggendo entrambi il loro ruolo di “genitori” piuttosto che mettere in atto il ruolo di “cattivi coniugi” (si può essere una pessima moglie/pessimo marito ma essere ottimi genitori).

In questi casi i partner riconoscono l’uno dell’altro competenze genitoriali quali risorse utili al bambino per una sana crescita psico-evolutiva.

In alcuni casi, purtroppo cade una delle competenze genitoriali più importanti, che è quella di tutelare il proprio figlio e di non esporlo in lotte di potere volte a strumentalizzarlo per propri vantaggi.

Così succede alle volte he uno dei due genitori, decida di alienare l’altro, manipolando il figlio.

Come si aliena un genitore?

Con strategie volte a “distruggere” l’altro.

Le strategie alienanti sono:

* raccontare episodi non veri

* accentuare gli errori

* denigrare

* limitare i contatti con il figlio

* fare la vittima

In questi casi il figlio si trova a vivere una grande dissonanza cognitiva, se da un lato vuole bene ad entrambi i genitori, dall’altro si trova a doversi schierare per forza dalla parte del genitore che risulta più debole e bisognoso.

In questo modo, il genitore alienato verrà piano piano messo da parte dal figlio che potrà arrivare perfino a manifestare forti reazioni negative alla vicinanza e al confronto con esso, tanto da diventare un capro espiatorio da perseguitare con continue calugne.

La situazione in questi casi risulta molto delicata, anche perché il problema principale nasce dal “genitore alienante”, che la maggior parte delle volte è completamente inconsapevole del dolore e della ferita che comporta al figlio.

Come si diagnostica una PAS?

Nei casi in cui ci troviamo davanti una pas il bambino nel colloquio, presenterà un quadro narrativo molto astratto, con pochi dettagli di contesto e di riferimento, a denuncia del genitore alienato, questo perché il bambino narrerà episodi non realmente accaduti, ma riordinati nella memoria come tali (falsi ricordi), cosa che invece non appare nel bambino che presenta un trauma (disturbo post traumatico da stress) in questo caso il bambino nel colloquio presenterà una narrazione con molti piccoli dettagli e dati di contesto.